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Non sono stato io

Daniele Derossi, Marsilio, 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 15/03/2019

Non sono stato io Non sono stato io “Non sono stato io”: sono le parole che pronuncia Giacomo, il ragazzino di dieci anni protagonista della storia. Vissuto a Londra con la madre Ada e il padre Bashir, uno scienziato pakistano, ora è tornato nel paesino della Val di Susa, Serana, da dove sua madre era fuggita molti anni prima, in seguito al separazione dei genitori: Ada non aveva retto alla morte della secondogenita Laura, e si era rinchiusa nel piccolo centro montano di poche centinaia di abitanti per evitare il suicidio, contando sull’aiuto di sua madre. Serana ospita le rovine di un castello che si dice abbia ospitato un negromante e la leggenda popolare parla  di  forze demoniache che vi si aggirano. Giacomo frequenta la scuola di suore dove ha studiato anche sua madre, ma non riesce ad essere accettato dai compagni: parla inglese, è scuro di pelle. Si lega ad un unico amico, Robi, con cui  dialoga all’insaputa di tutti. Ada è distratta, concentrata sul proprio lutto e sul profondo malessere psicologico di cui è vittima, respinge l’aiuto di chi la circonda: sua madre, forte e determinata, la sua compagna di scuola ora divenuta una signora borghese  ricca e conformista, Mariella. Il parrucchiere gay Radames, il maestro di ceramica Sergio sono pronti ad accoglierla, ma Ada rifiuta, inconsapevole di ciò che sta avvenendo in paese alle spalle sue e di suo figlio.
 
Quando scompare una compagna di classe di Giacomo, Jennifer, che malgrado gli sforzi della polizia non viene ritrovata, la vita parallela del bambino si fa sempre più paurosa: il compagno Robi lo spinge a giochi sempre più pericolosi, magici, esoterici, provocandolo, chiamandolo femminuccia, mettendone alla prova il coraggio, spingendolo a imprese sempre più macabre e rischiose. Cosa sta realmente succedendo a Serana? In un crescendo di angosciose rivelazioni Daniele Derossi ci accompagna in un viaggio quasi infernale, in un susseguirsi di eventi paurosi, in una sequenza di sospetti e di scoperte che rivelano quanto troppo spesso i genitori siano ignari di quanto avviene sotto i loro stessi occhi. Ada, irrisolta, immatura e spaventata, non riesce ad essere per Giacomo la madre che lui si aspetta, ed ecco il bambino uscire fuori da sé, ritrovando nella morbosa immaginazione un vita parallela, davvero pericolosa. Uno stile asciutto, incalzante, ma pieno di una qualche forma di normalità accompagna questa storia dei nostri tempi, un po’ “Durrenmatt un po’ Ammanniti”, come ha scritto Marcello Fois. Un bambino solo, tradito, sofferente, raccontato con amore e con pietà da Daniele Derossi, che ricostruisce con fedeltà un ambiente isolato e provinciale con tratti realistici ma anche con un notevole acume narrativo: il macellaio del paese, studioso di scienze esoteriche, finirà per essere risolutorio nelle spasmodiche ricerche che il gruppo di adulti, poliziotti, giornalisti, giudici, maestre, tentano alla ricerca della verità. L’amore  materno finalmente risvegliato in Ada per Giacomo in pericolo, la consapevolezza che malgrado quanto è successo c’è una speranza di rinascita sono i temi  di questo romanzo scritto in modo avvincente, con il tono di  una moderna favola, con un protagonista che nel suo dialogo con il misterioso amico Robi riesce a mostrarci quanto di segreto e sconosciuto possa svilupparsi nella mente di un bambino vittima di  compagni crudeli e di adulti inconsapevoli. Il padre assente, la scuola forse non all’altezza di affrontare una situazione complessa, l’ambiente ostile, concorrono troppe volte a creare contesti drammatici, come quello ben raccontato da Daniele Derossi.
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