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Verso Sant'Elena

Roberto Pazzi, Bompiani 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 07/03/2019

Un particolare della copertina del libro Un particolare della copertina del libro Napoleone, nel suo ultimo viaggio verso l'esilio è protagonista di un romanzo pieno di sogni, di memorie, di rimpianti, di tempo che fugge, di un futuro che è difficile immaginare. Nell'esergo del libro appena pubblicato da Bompiani, "Verso Sant'Elena", Roberto Pazzi pone una citazione tratta dal romanzo giovanile incompiuto dello stesso Bonaparte, pubblicato postumo nel 1929, dal titolo "Clisson e Eugénie": siamo a bordo della fregata inglese Northumberland, che trasporta all'isola di Sant'Elena Napoleone e il suo seguito. Il deposto imperatore, ora chiamato sprezzantemente dai suoi carcerieri Generale Buonaparte, ha finito di cenare e si è ritirato nella sua cabina. Mancano poche ore allo sbarco sullo scoglio sperduto nell'Atlantico e Napoleone, sofferente per il destino che incombe minaccioso, si trova di fronte la giovane Eugénie, il personaggio di fantasia del suo romanzo, ispirata a Desirée, il rimpianto amore giovanile. Ecco allora il dialogo onirico tra l'eroe vincitore di tante battaglie, e la giovane che gli propone un futuro di felicità; ma quando sparisce il fantasma della ragazza, cominciano a mostrarglisi, come in un'ipotetica galleria dei ritratti, tutte le persone più importanti della sua vita: ecco Madame Mère, amata e stimata dal potente figlio, ecco il gelido ed odioso Metternich, poi il piccolo Re di Roma, il figlio amatissimo di Maria Luisa d'Asburgo, inviato in seguito alla corte di Vienna presso l'imperatore Francesco.
 
Compaiono in un assurdo macabro valzer Luigi e Maria Antonietta, in abiti di gala e parrucca; lo zar Alessandro di Russia, con il quale Napoleone aveva tentato una pace in extremis, ma che lo aveva costretto alla tragica ritirata della  Grande Armée. Pio VII, umiliato da Napoleone, che lo aveva tenuto prigioniero e poi costretto ad incoronarlo a Parigi, ora riflette sulla caduta del grande imperatore. Non mancano le presenze delle donne più amate, Giuseppina, Maria Walewska, la sorella Paolina. Insomma tutta la storia europea tra l'ascesa dell'astro napoleonico e la disfatta di Waterloo viene rievocata in questa lunghissima notte tra sonno e veglia, nella quale i fantasmi appaiono e scompaiono nella mente sofferente di un uomo incerto se metter fine alla propria esistenza o accettare l'estremo esilio, lontano da quanti ha amato e lo hanno venerato.
 
Roberto Pazzi è un poeta, oltre che un narratore straordinario: e poetiche sono molte pagine di questo lungo monologo interiore che l'uomo del destino, di cui Manzoni si chiese se fu davvero glorioso, intrattiene nella sua più lunga e difficile notte, a poche leghe dalla meta, mentre lo stomaco ammalato lo tormenta. Una nebbia fitta, metafora di quanto di incognito ci sia nelle giornate che lo attendono sul Picco di Diana, il vulcano spento che sovrasta la minuscola isola, impedisce alla nave inglese di entrare nel porto, prolungando un'attesa dolorosa. Sembra parlargli la bella Eugénie, esortando Napoleone a sottrarsi al presente, allo spazio e al tempo che sta attraversando, in un ultimo anelito di libertà: "Gustalo il tuo sogno, Napoleone, fino in fondo, attingi tutte le forze che ti occorrono. E' lo specchio magico da dove nasce quel che ci salverà: il sogno del futuro è fatto di cose care della memoria, delle persone che hai più amato, delle ore più felici vissute. Quella perduta soltanto è la realtà che conta per te... Le persone care tornano mutate e più felici risorgendo dai paesi del sogno. L'assenza le designa e le rende struggenti".
 
Si è scritto tanto sull'epopea napoleonica, sui celebri parenti che l’imperatore aveva voluto incoronare, sugli amori sfortunati, sulle tante vittorie e le devastanti sconfitte, ma mai come nelle pagine del romanzo di Roberto Pazzi l'umanità del vincitore ora sconfitto, il magnetismo dei suoi occhi grigi, la tenerezza nei confronti del piccolo re di Roma a cui raccontava "Il gatto con gli stivali" tingendosi i baffi e legandosi alla vita una coda, l'amore mai spento per Giuseppina, la gratitudine per i suoi devoti soldati, il sogno di potenza inesausto, emergono evocati dall'autore con una empatia che si manifesta nella lingua lirica, nelle frasi costruite con leggerezza e maestria letteraria, dalle quali scaturiscono le immagini note, ma rinnovate da una visione quasi impalpabile della realtà... Partendo quindi da vicende storiche note, Roberto Pazzi ci accompagna in un viaggio per mare fortemente simbolico, dentro le pieghe della psicologia di un uomo sconfitto, cercando una probabile identificazione con una umanità che condivide metaforicamente il destino di successo e progresso, di sconfitta e caduta, in ogni tempo, lungo il percorso tortuoso che somiglia alla vita di tutti noi. Perché il tempo fugge e non ce n'è abbastanza per nessuno.
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