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Parlami di te

Dal menefreghismo al buonismo

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 07/03/2019

Una scena del film Una scena del film Chi ha avuto la fortuna di vedere a teatro Fabrice Luchini sa di che cosa è capace questo attore così singolare, speciale, dalla dizione preziosa con cui incarna una delle ultime varianti dell'"esprit de finesse" francese. Il suo autore prediletto è Celine, tanto per non confondersi con quella folla di colleghi che - dice lui - fanno una fatica tremenda per ostentare una loro vaga predilezione per la "gauche caviar". Il cinema francese, peraltro molto attento al teatro da cui preleva successi e sceneggiatori a piene mani, si è accorto di lui un po' tardi ma con soddisfazione. Che interpreti il bancario borghese e maniaco sul minutaggio della cottura dell'uovo alla coque di "Le donne del sesto piano", o l'attore di prosa in eremitaggio all'Ile de Re di "Molière in bicicletta" (nato peraltro da una sua idea), o il panettiere letterato e innamorato di "Gemma Bovery", Luchini coltiva come un fiore raro quella sua arietta volutamente respingente e un po' antipatica con cui decora i suoi personaggi. Che va benissimo anche per questo ultimo "Parlami di te".
 
L'idea del film non è proprio originale, manager in carriera egoista, odioso e menefreghista in seguito a incidente o ictus diventa buono e con le facoltà deambulatorie e fonetiche recupera un po' di umanità e di altruismo. Luchini deve essere stato sedotto di sicuro dalla parte menefreghista e poi di quella del recupero fonetico, lui che sa delibare parole e sillabe come pochi. Ovvio, si va a vedere il film per lui, per come recupera l'uso della parola tra vuoti di memoria e strafalcioni imbarazzanti che, se si vuole godere di più, andrebbero sentiti in originale. Il resto è puro buonismo, recupero di rapporti familiari, aiuto silenzioso alla logopedista in cerca della vera madre, persino un simpatico e affettuoso cane riceve infine carezze e accompagnerà l'ex menefreghista in un catartico pellegrinaggio a piedi fino a Santiago de Compostela. Entrambi bardati per il viaggio con il meglio che si può trovare da "Le vieux campeur". Film aggraziato ma prevedibile, illuminato da un attore che vale sempre la pena di vedere, qualunque sia il contesto che lo circonda.
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