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Di chi Ŕ questo cuore

Mauro Covacich, La Nave di Teseo 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 22/02/2019

Di chi Ŕ questo cuore Di chi Ŕ questo cuore Mauro Covacich è uno scrittore triestino ormai divenuto un abitante stanziale di Roma Nord: i suoi itinerari quotidiani si svolgono tra la Collina Fleming,  Ponte Milvio, dove oltre ai lucchetti di Moccia si bevono sprizz e si mangiano patatine e Fusaglie, che in altri idiomi si chiamano lupini, lungo la pista ciclabile che corre parallela al Tevere, il quartiere dove abita, il mitico Villaggio Olimpico, che confina con l’Auditorium di Renzo Piano, il Maxxi, il supermercato che fu durante le Olimpiadi del 1960 il luogo di incontro di atleti divenuti icone, Abebe Bikila, Wilma Rudolph, Cassius Clay, e i Parioli. Un disturbo cardiaco da poco diagnosticato gli suggerisce di non rischiare “una sincope” continuando ad allenarsi per gare di corsa o per defatiganti nuotate. Da questo suggestione parte il romanzo che si pone nell’ormai consolidata tradizione dell’autofiction, molto cara ai narratori contemporanei. Seguiamo lo scrittore nelle sue giornate ricche di incontri, interviste, di viaggi in treno, di impressioni che vengono dalla cronaca. Il rapporto con la compagna Susanna, con la celebre famiglia di lei, soprattutto il padre Achille, professore di letteratura italiana, straordinario dantista, nei confronti del quale lo scrittore prova una forma di soggezione ma anche di grande affetto per le comuni passioni letterarie; con sua madre, rimasta a Trieste, che dopo la vedovanza frequenta in modo compulsivo Facebook, riempiendosi di amicizie virtuali, di fotografie di viaggi e paesaggi, rivelando una insospettata socialità. L’io narrante si identifica in gran parte con lo scrittore, colpito da fatti di cronaca su cui riflette, scrive sui quotidiani: come è precipitato nel cortile dell’albergo il ragazzo che durante una gita scolastica è stato trovato morto, mentre i suoi compagni si dichiaravano innocenti o indifferenti? Avevano bevuto? Qualcuno lo ha spinto? Spesso nel corso del romanzo l’autore ritorna su questo tema perturbante, come pure si interroga sul destino dei senza tetto che affollano il suo quartiere. Uno più di altri, Arcimboldo, che dorme sotto il ponte di Corso Francia. Accanto a lui, mammine con i passeggini, il viso rivolto allo schermo del cellulare, ragazzi indiani che si offrono come portatori di carrelli della spesa, volontari di Save The Children, guardie giurate, questuanti. La Roma di Covacich è piena di personaggi, di luoghi, di situazioni difficili. C’è la stazione Termini, descritta nei meandri più oscuri della microcriminalità indomabile con toni letterari di grande efficacia narrativa. E ancora il quartiere multietnico di Piazza Vittorio, le prostitute e i trans dell’Acqua Acetosa, ma anche il verde della città, Villa Borghese al mattino presto, quando la città sembra disabitata, “Cerco di godermi le acacie, gli olmi, gli eucalipti, anche solo riconoscendoli nell’universo alieno dei vegetali, cerco di tenere o sguardo lontano dall’orologio, che segna la distanza, l’andatura, le calorie, la frequenza con cui insiste a battere questo mio grosso cuore difettoso”. Nel romanzo di Mauro Covacich troviamo dettagli, descrizioni, impressioni, giudizi che lo scrittore dà sul mondo culturale e sullo spaccato sociale di cui è parte, su di sé, sul rapporto di coppia non sempre facile, mentre una sorta di grasso personaggio di fantasia si inserisce nelle sue stanze, nel suo subconscio, nel quotidiano delle sue giornate piene di ansia, di sigarette da non fumare, di farmaci ansiolitici, Lexotan, Lendormin,  ma anche di belle pagine di letteratura, di filosofia, di storia. Una lungo capitolo, Anne, riflette sul celebre Diario in edizione integrale curato da Natalia Ginzburg: Anne Frank e la sua amica immaginaria Kitty, “l’Altro invisibile, il doppio in ascolto, lo orecchio che ha creato la voce”, come anche è emozionante  la scoperta di Etty Hillesum e del suo diario, che ci rivela una personalità straordinaria, il suo dialogo  con Dio e con l’umanità, in quello che Covacich definisce “Un egocentrismo altruistico, altamente dissipativo. Etty si spende anima e corpo in ogni contatto con l’altro". Il romanzo di Covacich alterna diversi registri linguistici, argomenti alti ad altri meno nobili, pagine descrittive ad altre colme di implicazioni psicologiche, analitiche, provocatorie. Libro denso, ricco, profondo.  Da leggere con attenzione.
 
 
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