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The Mule ľ Il corriere

Una cattedrale per il cinema

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 15/02/2019

The Mule ľ Il corriere The Mule ľ Il corriere Al tempo dei miei primi passi nel cinema ho lavorato con Lina Wertmuller. Una volta le chiesi pareri e impressioni su i divi conosciuti. “Clint Eastwood? Una cattedrale gotica” rispose senza esitazioni. Penso a un film di Eastwood di 11 anni fa, “Gran Torino”, che avrò visto almeno 10 volte. La cattedrale gotica stava su intatta nonostante l’età a sfidare la banda di asiatici che volevano traviare il ragazzo preso sotto la sua protezione e poi cedere solo – e di sua volontà – per raffiche intensive. In questo ultimo “The Mule – il corriere” la cattedrale gotica si è un po' incurvata, ma il passo è ancora buono, l’abito elegante indossato con sapienza, balla con signore molto più giovani e dietro quella sottile ragnatela di rughe araldiche il sorriso ironico è sempre irresistibile. E il film diretto e interpretato da Clint, come quasi sempre, molto bello. Earl è sui novanta, come Clint. La sua storia viene da un articolo di giornale che il regista ha riscritto e sceneggiato con Nick Schenk, lo stesso di “Gran Torino”. Le parole non si sprecano, sono il giusto necessario per raccontare. Nel 2005 Earl appassionato di floricoltura è stato capace di farne un business, e lo coprivano pure di premi. Dodici anni dopo, per colpa congiunta di internet e della crisi, tutto finisce, la casa giardino in corso di pignoramento. Earl resta solo col suo pick-up che guida da anni senza aver mai preso una multa. Un vecchio giardiniere, buon guidatore, è l’ideale per trasportare cospicue quantità di cocaina senza dare nell’occhio. Earl accetta una prima volta di lavorare per il cartello e poi una seconda e tante altre ancora. 
 
E’ il suo modo di raddrizzare un po’ di cose, soldi per far studiare la nipote, finanziare la festa di matrimonio, ricomprare per tutti il locale di ritrovo dei reduci della Corea, come lui, e riprendersi la casa giardino. Le finanze vanno alla grande, la vita privata molto meno. La figlia (è davvero una dei tanti figli di Clint, avute da sette compagne diverse) non gli parla più da una dozzina d’anni, la ex moglie gli dice che l’ha fatta troppo soffrire per accettare le sue offerte di civile amicizia. Earl si rende conto che tra le tante cose da comprare con tutti quei nuovi soldi ce n’è una che non si può comprare, il tempo, quello passato a occuparsi di se stesso e del suo lavoro. Ma lo troverà – a suo modo – sfuggendo agli scagnozzi babysitter con cui il cartello lo tallona negli spostamenti con carichi sempre più pesanti. Troverà il tempo per assistere l’ex moglie malata terminale e persino per fare due chiacchiere col poliziotto (Bradley Cooper) che cerca il corriere non sospettando del vecchio che ha di fronte. E lo troverà per scontare la pena nonostante l’età. “Sono colpevole” dice al giudice negando ogni difesa. “Almeno adesso sappiamo dove trovarti” commenta ironica la figlia sul padre che va in carcere. Grande Clint, ancora una volta, solida cattedrale gotica del cinema.      
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