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Il censimento dei radical chic

Giacomo Papi, Feltrinelli 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 15/02/2019

Il censimento dei radical chic Il censimento dei radical chic “Questo libro non contiene parole difficili”……Le parole difficili sono cancellate nel testo con un segno nero, tocca a termini come derubricati, anacronistici, purchessia, pashmina, lemmi, sintagmi, dormeuse stile impero, sefardita, protrarsi, garrivano, riluttanza verbale. Giacomo Papi ha appena pubblicato per Feltrinelli “Il censimento dei radical chic”, un romanzo con cui si diverte e vorrebbe divertire i lettori, che ridono appena, perché il sarcasmo e l’ironia, le provocazioni che compaiono nelle pagine del libro non riescono a riempire il senso di sconcerto che viviamo nel quotidiano e che il libro ci presenta come uno scenario imminente e  non improbabile. I radical chic del titolo sono professori universitari o rappresentanti di importanti istituzioni culturali del nostro paese, che finiscono uccisi per aver osato pronunciare parole difficili o concetti complessi. La prima vittima è il professor Giovanni Prospero, che ospite di un talk show osa citare Spinoza, indossando un golfino di cachemire color aragosta, e firmando così la sua condanna. Il romanzo racconta le reazioni di sua figlia Olivia,  che vive a Londra dove fa la pasticcera: lei, a differenza del padre,  amante dei libri che conservava in casa in gran numero, aveva scelto di lasciare lo studio dell’epigrafia per specializzarsi in dolci e torte, graditissime in Inghilterra; ora, tornando a Milano per le incombenze seguite alla morte violenta di suo padre, di cui non si trovano i colpevoli, deve fare i conti con la cancellazione della cultura che si sta affermando in Italia. A Milano ritrova i vecchi amici di suo padre, ricorda la sua infanzia, quando il padre le leggeva prima di dormire Calvino o Roald Dahl; un intellettuale che non faceva male a nessuno, dedito ai suoi studi, colpevole solo di aver scritto sui social decine di post contro il governo e la sua colpevole assenza di politica culturale, anzi contro la censura che ormai era diventata la risposta ad ogni tentativo di scrivere, pubblicare testi e opinioni  che non fossero semplificati, emendati, banalizzati.
 
Nel libro compaiono pagine davvero comiche ed esilaranti, anche quando si ironizza sui comportamenti, abbigliamenti, gusti dei ormai deprecati radical chic, che gettano nei cassonetti nottetempo scialli afghani, giacche di tweed, maglioni slabbrati, khefiah palestinesi, sandali indiani; impagabile il decalogo pubblicato dal ministro che per spiegare come gli intellettuali siano un pericolo vero per la democrazia, afferma che “La complessità è noiosa, quindi inutile”, e che  “La complessità è un’arma delle elite per ingannare il popolo”. Quando il ministro vicepresidente, di nascosto, va a vedere in un cinema d’essai un film francese di Alain Resnais e viene scoperto, è costretto a dimettersi. In giro ci sono le pericolose Brigate Beata Ignoranza che fanno la ronda intorno ad obiettivi culturali sensibili. Il libro va letto tutto, perché è pieno di implicazioni sottili e geniali, e ci mette  di fronte al pericolo di  un populismo incolto e sostanzialmente ignorante che sempre più trova spazio, pronto a minare la nostra libera convivenza: “La verità è semplice, l’errore complicato”.
 
Papi mette insieme realtà e finzione, atmosfere ormai diffuse e l’incubo di ciò che su questa strada ci attende. Siamo tutti avvertiti, l’abolizione dei congiuntivi e delle parole difficili, la riscrittura dei dizionari, meglio il Devoto Oli, lo Zingarelli abolito perché il nome è pericoloso, la strage dei giurati del Festival di Spoleto, sono tutti incubi dello scrittore, che culminano con il bollino annuale per “L’iscrizione al Registro dei Radical Chic”: per chi non paga, niente pensione!. Amarezza? Disillusione? Ridiamoci su, ma restiamo vigili. Il pericolo è più grave di quanto sembri, congiuntivo presente.
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