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Vincoli

Kent Haruf, NNE 2018

Ex libris - Elisabetta Bolondi 30/11/2018

La copertina del libro La copertina del libro Nel 1984 lo scrittore americano Kent Haruf, divenuto ora autore di culto anche per i lettori italiani, cominciò il racconto della contea di Holt, che poi sarà la protagonista della trilogia di romanzi che ne raccontano storie e famiglie. In “Vincoli”, che NNE pubblica con il sottotitolo “Alle origini di Holt”, siamo nel 1977, allorché un giovane cronista del Denver Post, si presenta nella cittadina e intervista lo sceriffo, Bud Sealy, per saperne di più su una vicenda che ha coinvolto gli abitanti della zona, mentre ora una anziana donna, Edith Goodnough, è in ospedale piantonata da una guardia armata: la si vuole incolpare dell’assassinio del fratello Lyman, perito nell’incendio della loro casa, forse per mano della stessa Edith. Lo sceriffo indicherà un vicino di casa, Sanders Roscoe, che alla fine si deciderà a raccontare la lunga storia di cui ora, Edith, ultraottantenne e molto sofferente, insieme alla sua famiglia è stata la protagonista.
 
Nel lunghissimo flashback che alla fine diventa il lungo monologo di Sanders Roscoe, torniamo al 1870, quando nasce  Roy Goodnough, nell’Iowa; anche quella che sarà sua moglie, Ada, era legatissima alla sua terra ma per seguire il marito accetterà di trasferirsi nel 1896 in una terra da coltivare nella contea di Holt. Pionieri  poverissimi, privi di tutto tranne che di un appezzamento di terra da dissodare, seminare, rendere fertile. Ada guarda sempre verso est, dove ha lasciato la sua famiglia. Poi le cose migliorano, nascono due figli, Edith e Lyman, che crescono alla distanza di un chilometro dagli unici vicini: una donna sola, silenziosa, abbandonata dal marito con un figlio piccolo, John Roscoe. Fra i due nuclei nasce una sorta di muta solidarietà, tanto che sarà la donna mezza indiana ad aiutare Ada a partorire vista la palese ostilità contro tutti che caratterizza Roy, rigido, duro e nodoso “come un albero dei pecan”.
 
Dopo la morte di Ada, quando Edith ha appena diciassette anni, tutto il peso della casa e della famiglia, della terra e delle bestie, ricadrà su di lei e sul fratello. Un drammatico incidente nel quale Roy perde l’uso delle mani, sarà il punto di svolta di questa difficile famiglia. I due figli per anni saranno vittime del padre per il quale l’unico valore sarà la terra e il bestiame, e per questo non servono estranei, basta solo la famiglia, che non deve avere una vita autonoma. Malgrado sia innamorata di John Roscoe, Edith non accetterà di sposarlo e resterà in casa, vittima delle terribili angherie del padre; Lyman invece, dopo Pearl Harbour, fuggirà per arruolarsi, ottimo motivo per allontanarsi da quella fattoria trasformata in lager da un uomo sempre più violento ed esacerbato. La storia di Edith dopo la morte del padre sarà una lunga attesa del ritorno del fratello, al quale sembra legata da un rapporto ambiguo, che tuttavia Sanders Roscoe non vuole indagare né giudicare.
 
Negli anni più recenti succederanno molte altre cose altamente drammatiche. La prosa di Kent Hruf è lenta, descrittiva, piena di dettagli, di infiniti particolari che servono a raccontare una società americana in lenta trasformazione; i rapporti amorosi, quelli filiali, l’amicizia, tutto viene filtrato dalla lente attenta di un narratore straordinario, che riesce in ogni pagina ad alternare scenari compositi, personaggi diversi, atmosfere in cui la follia aleggia, la cupezza incombe, la solitudine attanaglia, il dolore permea tutte le vite dei protagonisti. Al centro di questo affresco c’è Edith, personaggio tratteggiato con caratteri originali: è giovane, bella, innamorata, ma determinata a restare fedele a valori irrinunciabili: il padre, il fratello, la casa, la terra, il sacrificio totale di sé. Si legherà affettivamente al figlio del suo amore mancato, l’unico raggio di speranza in una vita perduta. Da leggere fino all’ultima riga, questo romanzo epico che ha anche le caratteristiche di un noir, e che consacra Kent Haruf uno dei maggiori narratori contemporanei.
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