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Il silenzio di averti accanto

Giancarlo Marinelli, La Nave di Teseo, 2018

Ex libris - Elisabetta Bolondi 05/10/2018

La copertina del libro La copertina del libro Lo scrittore e drammaturgo veneto Giancarlo Marinelli ha pubblicato con La Nave di Teseo un bel romanzo, che si potrebbe definire epico. La storia della famiglia Marinelli comincia oggi, quando l’io narrante in procinto di divenire padre di un maschio, è incerto sul nome: quello del nonno Marino, con un lungo passato di militante fascista, sin dalla nascita del movimento che diverrà dittatura, o quello di Almo, il fratello minore di Marino:  antifascista, comunista, perseguitato, incarcerato, vittima di una divisione pubblica e poi privata, di cui tanti italiani sono stati  protagonisti durante il sanguinoso Novecento. Partendo da questo dilemma, il ragazzo che non è più un ragazzo, infatti ha quaranta anni, ripercorre in pochi giorni  la storia ricca e piena di risvolti sociali, politici, morali, sentimentali che ha attraversato una regione, il Veneto, e l’intero paese negli anni che vanno dalla vigilia della Grande Guerra, agli anni più recenti del nuovo millennio. Tutto quello che la società italiana ha vissuto, sofferto, rinnegato, viene qui sintetizzato in modo emblematico nella storia della famiglia Marinelli: il professore Carlo, sua moglie Adele, la cameriera Cesira, il figlio maggiore Marino, suo fratello che lo idolatra durante l’infanzia, e poi altri, la bella Nina, Faliero, Maria, Lara...
 
La storia segue le vicende dei due fratelli e del loro insanabile contrasto politico e ideologico, che li porterà il primo alla frattura completa con la famiglia, il secondo confinato prima in Sardegna per opera dello stesso Marino, e, una volta liberato, spedito nell’inferno del carcere militare di Gaeta, per aver difeso l’amore della sua vita, la rossa ragazza ebrea, Ginevra, che finirà ad Auschwitz. Nell’epopea narrata da Marinelli, ci sono alcuni oggetti simbolici, un cappotto scuro, che passerà sulle spalle dei vari protagonisti, fino ad essere strappato da quelle di Ginevra, un grammofono, che ricomparirà miracolosamente nelle pagine conclusive, un biglietto che il narratore trova casualmente sugli scaffali polverosi della biblioteca del nonno: Gatto Almo, c’è scritto, e negli appunti di Marino compaiono degli strani segni, dei pesciolini rossi a sottolineare passaggi importanti dei versi di una mistriosa poesia… “Non manca il giradischi, la tua voce/manca e il silenzio d’averti intorno”. Ciò che colpisce di più in questo romanzo è il linguaggio. Giancarlo Marinelli non esita a servirsi di diversi registri comunicativi: la voce del narratore che si muove oggi alla ricerca dei nodi di un complesso passato storico familiare, mentre sua moglie Katiuscia sta per partorire, è graficamente sottolineato dall’uso del corsivo.
 
La vera narrazione storica invece, con i singoli capitoli preceduti dalla data, è la parte più propriamente epica, e dell’epos ricerca anche lo stile: i soprannomi irriverenti, l’ironia feroce  con cui venivano chiamati i grandi protagonisti di un’epoca difficile e dolorosa: Mussolini, Hitler, Galeazzo Ciano, diventano macchiette che ci ricordano certe pagine straordinarie di Gadda, quando nel Pasticciaccio rievoca le pagine crude del primo Fascismo. Ma c’è anche una parte lirica, nel lungo romanzo: il rapporto impossibile con la bella Ginevra, che balla al suono del grammofono, l’unica cosa che riesce ad avvicinarla a Almo e ad allontanarla dall’incubo della imminente deportazione; il perdersi e ritrovarsi dei due fratelli, che un’ideologia crudele allontana e non riesce a riavvicinare; l’amore infinito della madre, che vede la lacerante separazione di suo marito dal figlio primogenito e prediletto, la devozione dei compagni di strada, fascisti o comunisti, ma coerenti e decisi a seguire i loro leader sempre e comunque. Alla fine il piccolo nascituro non si chiamerà né Marino né Almo, ma il ragazzo che non è più un ragazzo, è finalmente un uomo maturo, arricchito da un passato ricercato, accolto ed elaborato, capace di scegliere un terzo nome per dare seguito alla sua tradizione familiare. Una scelta giusta, coerente, pacificante.
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