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Notte al Casablanca

Daniela Grandi, Sonzogno 2018

Ex libris - Elisabetta Bolondi 03/08/2018

la copertina del libro la copertina del libro Il maresciallo dei carabinieri Nina Mastrantonio, in forza al comando di Parma, è donna e nera. Il giallo italiano sta vivendo un momento felice, grazie ad una nuova leva di scrittrici; il nuovo personaggio creato dalla giornalista e conduttrice tv Daniela Grandi nel suo romanzo d’esordio “Notte al Casablanca”, è veramente ben costruito. Il libro è interessante per come affronta i temi scomodi dell’integrazione delle seconde generazioni di immigrati nel tessuto solido delle nostre istituzioni. Ci troviamo dunque  a Parma, città simbolo di cultura, musica, gastronomia, dove lavora la bella, indipendente e spregiudicata Nina, maresciallo in servizio: collabora con l’appuntato scelto Paolini, che l’ammira e la sostiene, e il brigadiere siciliano appena nominato, Carlo Navarra.
 
La storia si svolge in pochissimi giorni, in una Parma fredda ed umida, sotto una pioggia continua: il pilota trovato assassinato in casa, un uomo fascinoso con cui la stessa Nina aveva avuto una brevissima storia, non si è suicidato durante un gioco erotico estremo, almeno questa è la convinzione della investigatrice, dotata di un raffinato intuito. La trama del romanzo si ingarbuglia e rischia di coinvolgere gli investigatori che si sono messi sulle tracce di un sistema corruttivo che coinvolge non solo gli avventori del locale di scambisti, il Casablanca, gestito da un russo solo apparentemente pulito, ma tutta la classe dirigente della città, implicata in storie poco pulite di appalti, costruzioni di edifici in terreni pieni di rifiuti tossici, in torbide vicende a sfondo sessuale.
 
Il personaggio di Nina Mastrantonio, nata in Italia, con un nonno che era emigrato nel nostro paese dalla Somalia coloniale, reclutato dai carabinieri, ora vuole affermarsi nel suo lavoro, impegnandosi con tutte le sue forze nel tentativo di abbattere i pregiudizi contro il suo sesso e il colore della sua pelle, rivendicando la propria autonomia, in una realtà ricca ma provinciale che la guarda con sospetto e malcelata ironia. Interessante e credibile il modo in cui la scrittrice ricostruisce un pezzo di società borghese in una città del centro Italia che ha origini illuminate, la città legata al ricordo della duchessa Maria Luisa d’Asburgo, la moglie di Napoleone che aveva dato lustro alla sua città e che ancora oggi viene ricordata con grande affetto: ma dietro l’apparenza di solide istituzioni e beneficenza ostentata c’è un mondo corrotto, un disagio crescente nei confronti dei cambiamenti epocali che il mondo contemporaneo impone.
 
Nina, invitata a casa di un noto magistrato, si sente fuori posto ascoltando  brani di conversazione frivola, quando non apertamente razzista ed intollerante tra gli ospiti eccellenti. Tra i personaggi minori del libro, tutti credibili e ben delineati, emerge la voce della giovane Anna, costretta sulla sedia a rotelle per un grave incidente, lettrice indefessa che con la sua competenza letteraria aiuterà l’amica Nina, vicina di casa e attenta ascoltatrice, a trovare l’origine delle citazioni da romanzi famosi che un anonimo le fa recapitare: una richiesta d’aiuto mascherata tra le righe di classici, Cuore, Oliver Twist, Jane Eyre. Daniela Grandi riesce a mettere insieme cultura e società, problemi stringenti dell’attualità con sentimenti antichi, integrazione e immigrazione, corruzione ed ipocrisia, violenza e degrado, in un noir che ha un lieto fine, anche grazie al coraggio del brigadiere terrone, che intercala col dialetto, “bedda matri” le sue imprese investigative al fianco della ammirata e amata Nina. Viva i carabinieri, quando sono così abili e coraggiosi.
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