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Giochi di potere

Documentario batte fiction

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 27/07/2018

Giochi di potere Giochi di potere Credo nei documentari. Nel senso di quelli classici, senza pretese se non quella dell’onesta narrazione per immagini e del reportage. Mi piacciono meno quelli, ormai tanto premiati, con pretese di fiction, di volare più alto, chissà dove, che hanno però l’aria del costruito ad arte, del falso. Forse perché ne ho fatti anch’io, ma so quanta cura e dedizione richiedano, persino di più di un film di finzione e ne ricevono in cambio certo meno plausi e fama. Penso a certi bellissimi doc che passano su RAI  5, quasi sempre comprati all’impareggiabile BBC o ad Arte. Valgono molto di più di tanti film. Pensavo a questa mia predilezione guardando “Giochi di potere” che il danese Per Fly ha tratto dall’autobiografia di Michael Soussan “My crash course in international diplomacy”, passato al giornalismo d’assalto dopo una incursione nella carriera diplomatica. Intendiamoci, il film vale comunque qualcosa di più delle stroncature che ha ricevuto, ma in quanto thriller politico di una certa pretesa e con attori come Ben Kingsley e Jacqueline Bisset, come si diceva a scuola, poteva fare di più.
 
L’oggetto della narrazione è più che interessante, quel programma umanitario “Oil for food” (petrolio in cambio di cibo e medicine) organizzato dall’Onu con stanziamento di 10 miliardi di dollari, tra l’attentato alle Twin Towers e prima dell’intervento militare Usa in Iraq. Il giovane diplomatico in carriera protagonista del film dovrà scegliere tra integrità morale e idealismo e denuncia di quel che scopre e che coinvolge personaggi a lui molto vicini. C’è pure una storia d’amore e spionaggio con una interprete curda che attraversa il film senza vivificarlo quanto basterebbe. Resta intatta una certa linearità narrativa, di tipo documentario appunto, che permette di leggere con chiarezza l’accaduto ma ci si guarda bene da un approfondimento della politica Usa dell’epoca. Sui complessi rapporti oriente- occidente e sull’America in generale ormai sanno raccontare molto di più, e dare di più anche al genere thriller, serietv come “Homeland”. Bisogna riconoscerlo, con onestà.
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