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The Escape

Casalinga disperata nel Kent

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 28/06/2018

Una scena del film Una scena del film Peter Handke la chiamerebbe infelicità senza desideri. E' quella che vive giorno per giorno una bella casalinga disperata che vive da qualche parte nel Kent, in un sobborgo residenziale, due macchine, un marito che lavora, due figli piccoli e ogni tanto frignanti. Lei è molto bella – è Gemma Arterton, meno burrosa del solito per essere in parte – ma forse il marito non glielo dice abbastanza, la tratta a scopatine frettolose e terapeutiche (per lui) anche prima di andare al lavoro, mentre lei piange in silenzio. La madre la interroga su cosa mai le manchi, in apparenza nulla. Ma tant'è, lei si rende conto di non essere felice e lo comunica. Rimedia solo una cenetta fuori casa col marito che ne promette altre. Non basta. Non arriva a dire come Monica Vitti nei film di Antonioni «Mi fanno male i capelli», ma forse lo pensa. Durante una breve gita a Londra trova su un banchetto un libro d'arte che raffigura la Dama con l'Unicorno al museo parigino di Cluny. Ne resta incantata. Vorrebbe seguire un corso d'arte, tanto per essere un po' meno «non felice». Non se ne farà nulla.
 
Intanto guarda con desiderio i treni, soprattutto quelli veloci per Parigi. E quando si sente chiamare «mamma stupida» dal marito di fronte ai figli per non si sa quale sciocchezza, fa la valigia e salirà su uno di quei treni, incurante degli appelli dei bambini e del marito, preoccupato oltretutto di quello che diranno i vicini. A Parigi la troviamo al museo di Cluny davanti alla Dama con l'Unicorno, viene abbordata da un uomo niente male, avventura di una notte, e poi raccattata piangente per strada da una signora gentile e soccorritrice che ha ancora il bel volto di Marthe Keller. In "Sabrina" Billy Wilder fa dire a Audrey Hepburn che «Paris is always a good idea», Parigi è sempre una buona idea. Non mi pare che lo sia altrettanto per la casalinga disperata del Kent, almeno per quanto ci fa vedere il film. Che è scritto e diretto da Dominic Savage con un certo minimalismo, regista che ha debuttato bambino recitante in "Barry Lindon" di Kubrick. Per fortuna la grazia, appena offuscata dal ruolo, di Gemma Arterton riempie da sola lo schermo.
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