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L'Isola dei cani

Per cinofili e cinefili

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 11/05/2018

L'Isola dei cani L'Isola dei cani Se vi piacciono i cani - anche meno che a me - andate a vedere questo film. Se vi piace la tecnica stop motion- cioè il movimento creato montando 24 foto al secondo-mescolato al disegno animato, andatelo a vedere.  Se vi piace l’Impero dei Segni – come lo chiamava Roland Barthes - cioè il Giappone con tutta la sua iconografia, da Hokusai alle carte disegnate, al teatro No, andate a vedere questo film. Se vi piace Wes Anderson nel suo complesso, nella sua tecnica, nella sua raffinatezza, nel suo umorismo, non perdete questo suo ultimo lavoro, tra l’altro Orso d’argento a Berlino. Dunque, come nel delizioso “Moonrise Kingdom”, anche qui c’è un giovane eroe dodicenne,innamorato non di una fanciulla ma del suo cane Spots. Il ragazzino Atari non è un boy scout ingegnoso ma è assai più tecnologicamente avanzato, al passo con i tempi che sarebbero nel 2037, in una megalopoli giapponese, tale Megasaki City. Tutti i cani ivi residenti sono stati deportati in una discarica che da sola forma un’isola-Trash Island appunto - con la scusa di un’influenza canina  che potrebbe attaccare gli umani; in realtà per fare piazza pulita non solo dei cani ma di tutto quello che dà più fastidio al governo di tale Kobayashi in piena campagna elettorale. Metafora politica trasparente ma che non deve impensierire più di tanto. Meglio godersi l’universo canino deportato in tutta la sua varietà di razze e sotto razze, caratteri, umori e amori, alle prese con altrettanto varie tecniche di sopravvivenza in mezzo alle montagne di spazzatura e con tanta nostalgia per le belle cucce domestiche di una volta. Anche Spots è stato deportato per dare il buon esempio sotto elezioni e Atari vola su un piccolo aereo da Kamikaze a cercarlo, fiducioso di trovarlo perché anche lui - il cane - dotato di un sofisticato sistema di collegamento col suo padroncino. Godetevi le avventure, le profondità di campo, i primi piani, le citazioni figurative, le soggettive dei cani dove non ci sono né i verdi né i rossi perché loro non li vedono, la musica bella e martellante di Desplat. Gli umani parlano giapponese, i cani in lingua. In inglese hanno le voci di Edward Norton, Murray Abraham, Bill Murray, Tilda Swinton, Frances McDorman, tutto il parterre des rois di Anderson. Ma anche in italiano sono doppiati benissimo e persino tutti i latrati sono stati resi in italiano.
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