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L'universita' del crimine

Petros Markaris, La nave di Teseo 2018

Ex libris - Elisabetta Bolondi 10/05/2018

La copertina del libro La copertina del libro Petros Markaris in una recente intervista allo scrittore Matteo Nucci si è detto "furioso", prendendosela con tutti i politici greci, compresa la sinistra al governo, e in particolare con l'università, che ritiene che in Grecia sia "alla canna del gas". Il romanzo appena pubblicato, e già molto venduto, si intitola "L'università del crimine", ha per protagonista il commissario della polizia ateniese Kostas Charitos, che a causa del pensionamento del superiore deve occuparsi, appena tornato dalle vacanze estive in Epiro, di una serie di delitti misteriosi che hanno come vittime docenti universitari che hanno scelto di lasciare l'insegnamento per dedicarsi alla carriera politica; uno di loro poi, ha lasciato la politica per riprendere la docenza, e la morte violenta dei tre viene rivendicata con proclami un po' deliranti, dal tono moraleggiante, che inneggiano ad un passato in cui gli insegnanti universitari erano autorevoli, modelli di scienza e di etica professionale.
 
Uno stile ora desueto e rimpianto dal misterioso killer di cui non si  trovano tracce, malgrado l'impegno di Charitos. I colloqui che il commissario fa con vecchi insegnanti gli mostrano che la logica che domina è quella dell'ambizione: studiosi che avevano dedicato il loro impegno allo studio, alla ricerca, alla didattica, accettano con disinvoltura incarichi politici nel partito di governo, lasciano la cattedra e gli impegni presi con gli studenti senza che le difficili contingenze economiche del paese consentano la loro sostituzione. In un caso, la vittima del terzo delitto rientra indenne all’università dopo aver svolto un incarico di governo, senza conseguenze per la sua carriera. Il giallo che Markaris costruisce ha dunque una forte carica di protesta contro le leggi che consentono l'impunità a chi sceglie di tradire la propria missione per opportunismo.
 
Il fascino del romanzo sta nella leggerezza del tono con cui viene raccontata la storia privata del commissario, la sua famiglia, i rapporti con gli amici, con i collaboratori, con i superiori stessi. Apprendiamo a bordo della vecchia Seat di Charitos le difficoltà del traffico ateniese, conosciamo le taverne in cui sceglie di cenare, i menu squisiti preparati dalla moglie Adriana, soprattutto la pitta, la felicità per la futura nascita di un nipote, il tutto mescolato con sapienza all'impegno professionale del commissario, che come una formica insegue con pazienza tutti i dettagli, anche i più insignificanti, per raggiungere l'obiettivo di smascherare i colpevoli di delitti che stanno minando la credibilità del governo, oltre che dell'intero ateneo ateniese.
 
Non manca l'attenzione all'attualità dei metodi di indagine, la presenza quasi ossessiva della rete informatica, i segreti di Facebook che consentono ai poliziotti di identificare chi si cela dietro pseudonimi fantasiosi. Ben costruito l'alter ego dello scrittore, il commissario Charitos con la sua flemma, la sua saggezza, una chiara visione della situazione etico politica nella quale il suo paese, e non solo, si dibatte. La fuga dei cervelli all'estero, gli studenti delusi dalla mancanza di prospettive, tutti temi non solo greci ma comuni a molti paesi europei, raccontano in un romanzo poliziesco la fragilità del nostro vivere attuale.
 
Per chi non conosce il greco moderno ma ha studiato al liceo classico, molto divertente il ritrovare nomi propri che vengono dalla tradizione classica: Lisistrata, Calliope, Clio, Learco, Antigone, Prodromos, Fedon, Aristotele, Saffo. L'ipocrisia sarà il tema del romanzo a cui sta già lavorando, un male che Petros Markaris deplora, come si vede con chiarezza leggendo le pagine del suo romanzo, pubblicato dalla Nave di Teseo con la traduzione di Andrea Di Gregorio, che ci spiega anche la corretta lettura dei nomi e la posizione degli accenti. Un'intenzione didattica apprezzabile, in mezzo ad un'ignoranza montante!
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