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La casa sul mare

Ritorno in calanque

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 20/04/2018

Una scena del film Una scena del film Frequento fin da molto piccolo Marsiglia per ragioni familiari, per via di un ramo di famiglia francese. E' una città che conosco e riconosco nei film polizieschi girati nelle Goudes o nelle alture aride e calcinate. Conosco le calanques che da Cassis arrivano fino al sudest della città, fiordi verdeggianti dall'acqua viola turchese verde. Ma mi era sfuggita la minuscola calanque porticciolo di Mejean, a ovest, con quel viadotto ferrato che le passa sulla testa e quella villa con terrazza tondeggiante. E' lì che Robert Guediguian ha girato questo suo ultimo "La casa sul mare" lasciando per un momento le stradine interne della prediletta Estaque, quella che ammiravano tanto gli impressionisti, persino Cezanne ogni tanto lasciava lo studio di Aix en Provence per scendere lì a dipingere. Per i tre fratelli protagonisti del film quella villa ("La Villa" è il titolo originale) è "casa la vita", direbbe Alberto Savinio.
 
Due di loro ne sono stati lontani per anni, ma lì si ritrovano per accudire il padre ormai catatonico dopo un ictus che l'ha colpito proprio mentre se ne stava a guardare il mare. E' il nostalgico spunto per fare bilanci di tre vite diverse. Angèle, l'attrice brechtiana sempre a Parigi o in tournée, non ha più fatto ritorno alla casa da quando là sotto è annegata la sua unica figlia bambina. Joseph, l'intellettuale reso cinico dalle vicende e borghese dal lavoro, rivivrà nei giorni alla villa un ritorno alla voglia di scrivere e di farla finita con quella fidanzata che ha metà dei suoi anni e parecchia voglia di divertirsi. Solo per Armand le cose resteranno più o meno come sempre, a continuare sul posto l'attività paterna di ristorazione di qualità ma a basso prezzo, in aperto contrasto con i tempi e con le smanie degli sfruttatori del potenziale turistico del posto.
 
Angèle cederà alla corte del giovane pescatore che la ama e la adora da sempre e impara a memoria le pièces teatrali solo per il gusto di dirle tra una pesca di triglie di scoglio e l'altra. Guediguian, come molti registi fedeli a se stessi, tende a girare film che si assomigliano e assomigliano a lui, per giunta con gli stessi attori, bravissimi e naturali, Ariane Ascaride, Jean Pierre Daroussin, Gerard Meylan. Qui c'è parecchia nostalgia e persino uno spezzone di un suo vero film dell'85 "Ki lo sa" che riesce a mostrarci i tre fratelli da giovani pieni di speranza. Il film si trascina un po' erratico, anche troppo, nella prima parte. Ma la scoperta da parte dei tre fratelli di mezz'età di altri tre fratellini profughi arrivati da chissà dove e nascosti come uccelli nella macchia mediterranea darà una svolta alle loro vite e di certo anche al film. Pur restando nell'incertezza del domani. Per tutti.
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