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Cronaca di un'ultima estate

Yasmine El Rashidi, Bollati Boringhieri

Ex libris - Elisabetta Bolondi 06/04/2018

Cronaca di un'ultima estate Cronaca di un'ultima estate Ora che uno dei più popolosi stati africani è presente nelle nostre cronache per la morte brutale di Giulio Regeni, questo romanzo della giornalista del New York Times Yasmine El Rashidi, egiziana di nascita  ma ormai stabilitasi in America, ci aiuta a capire qualcosa in più della difficile evoluzione politica dell’Egitto contemporaneo. La voce narrante che racconta tre periodi successivi della storia egiziana è quella dell’autrice, prima bambina di pochi anni nell’estate del 1984; poi adolescente, nell’estate del 1998, e infine ormai adulta nel 2014. Lo scenario è sempre Il Cairo, la casa dove la narratrice abita con la sua famiglia è sempre la stessa, fino alle ultime pagine del memoir, quando la madre ormai settantenne deciderà di abbandonare definitivamente quel luogo denso di memorie. Mama è una raffinata traduttrice, inglese e francese, Baba è un uomo  potente, poi c’è la nonna, la fondatrice della dinastia familiare, e la figlia disabile Nesma, lo zio Moschen, vivono tutti insieme nei diversi piani della casa un po’ fuori città, in un caldo rovente che nulla sembra poter attenuare, non certo il vecchio ventilatore né le persiane sempre  serrate. La bambina va alla scuola inglese, ha poche amicizie, la casa è silenziosa, Mama dorme spesso, Baba sparisce, forse a Ginevra, ma è un segreto. La televisione è noiosa, sempre football, l’unica persona simpatica è il cugino-fratello Dido, sempre presente nella vita della narratrice. Davanti agli occhi della bambina scorrono come immagini di un film le vicende dei grandi, si parla di Nasser, di Sadat, delle idee discordanti che vengono espresse sui tre uomini  politici...”Hanno già cercato di uccidere due presidenti. Hanno cercato di uccidere Nasser. E poi hanno cercato di uccidere Sadat. Con Sadat ci sono riusciti...Mubarak teme che uccidano anche lui, quindi ora che è presidente usa il pugno di ferro…..”.
 
Nel 1998 l’Egitto è un paese occidentalizzato, la ragazzina è cresciuta, va all’università, vorrebbe fare la regista, gira in città con una cinepresa,  guardata con enorme sospetto: c’è paura, diffidenza, la città è praticamente distrutta dalle nuove costruzioni che annullano l’eredità del glorioso passato, “tutto quello che abbiamo sempre visto sparirà. Qualunque cosa rechi tracce delle storie passate.” Dido la spinge a prendere parte alle vicende politiche, a mettersi al servizio dei dissidenti abbandonando le sue aspirazioni al cinema d’ arte e girando invece documentari politici. I Fratelli Musulmani sono sempre più invadenti, la religione occupa tutti gli spazi, l’odio per Israele e per gli ebrei cresce a dismisura, gli attentati si susseguono, in tanti spariscono, qualcuno fugge in America, Baba è sempre lontano. Infine, l’ultimo atto di questa storia dolorosa, l’estate del 2014. La nonna, la cugina Nesma, lo zio, sono tutti morti. Sono rimaste soltanto la narratrice e Mama, che ha quasi settanta anni. Baba è tornato, ma non dice dove e come è stato nei decenni vissuti altrove, né vuole vivere più con la moglie. Dido è stato arrestato per ragioni politiche, e non si sa se sopravviverà. Nel 2013 il potere era stato preso dal dittatore Sisi, i Fratelli Musulmani sarebbero stati peggiori. La vita di questa famiglia è finita, traslocano, guardano il Nilo, non hanno speranza. Un romanzo privato, una storia pubblica, mescolate insieme con una scrittura calda, che sembra raccontare una favola, mentre denuncia alcuni dei momenti più spaventosi della storia che ha coinvolto l’Egitto, le sue tradizioni, l’importanza della sua storia, la condizione attuale.
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