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Lo stampatore di Venezia

Javier Azpeitia, Guanda 2018

Ex libris - Elisabetta Bolondi 23/03/2018

Lo stampatore di Venezia Lo stampatore di Venezia La storia raccontata in questo romanzo è quella di Aldo Manuzio, del suocero Andrea Torresani, di Maria, moglie di Aldo e figlia di Andrea; si svolge a Venezia, dove il famoso stampatore era giunto nel 1489, con il progetto di stampare i più famosi testi greci ancora per lo più  sconosciuti. Insegnante, esperto di lingue classiche, uomo dai molteplici interessi culturali, religioso, forse di origine ebraica tenacemente celata, Aldo Manuzio ebbe una vita segnata da innumerevoli avventure professionali, sessuali, affettive, familiari, che nel libro dello spagnolo Javier Azpeitia, editor e filologo madrileno, vengono raccontate in termini decisamente romanzeschi di fantasia, ma nutrita di un grandissimo amore per la cultura classica negli anni fecondi del grande fenomeno di riscoperta dei testi antichi di cui siamo debitori al Rinascimento italiano. Giovanni Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam,  Savonarola, Tiziano, Palma, Bellini, sono i personaggi che popolano il romanzo, visti nella loro quotidianità, quando non erano ancora i mostri sacri della storia dell’arte e della cultura italiana. Epicuro e Lucrezio sono i due autori al centro della narrazione, amati e studiati con devozione da Aldo, da sua moglie Maria, anche lei raffinata intellettuale ed abile nel lavoro di  editoria, stampa e pubblicazione di libri che stava rendendo la bottega dei Torresani e Manuzio la prima industria editoriale del momento. Un’epoca corrotta, dal punto di vista dei costumi sessuali, nella quale sodomia, pedofilia, prostituzione, messa in schiavitù di ragazzi giovanissimi, ad opera di laici e religiosi erano all’ordine del giorno.
 
Andrea Torresani prospera negli affari perché guadagna attraverso l’attività dei bordelli che gestisce, pieni di cortigiane compiacenti, pronte a soddisfare ogni capriccio dei clienti, spesso uomini di cultura di alto profilo. Le condizioni di lavoro nella stamperia erano al limite della sopportazione: bassissimi salari, orari di lavoro massacranti pur di rispettare le consegne di intere casse di libri, lavorati nel chiuso delle nauseabonde cantine piene di esalazioni velenose, e poi caricati nelle galee veneziane pronte a partire per tutta Europa, con il loro prezioso carico per eruditi, collezionisti, librai. Azpeitia divide i capitoli del libro facendo parlare i vari protagonisti, raccontandoci i loro immaginari dialoghi, le loro passioni, i vizi che ne popolavano la vita sessuale, in una Venezia sporca, marcescente, soggetta ad epidemie di peste, ad incursioni di  giovani aristocratici arroganti e violenti, nella quale però fioriva la più grande industria culturale del tempo. A dividere i capitoli del libro belle riproduzioni dell’epoca, simboli, citazioni in latino, che rendono il volume di Guanda, particolarmente interessante per chi ama i caratteri a stampa, i segreti delle prime preziose edizioni, la composizione della carta proveniente da Fabriano che sostituisce la più preziosa pergamena, le “aldine”, come si chiamavano i tascabili di cui si deve l’invenzione allo stesso Aldo Manuzio.  Un libro per bibliofili, per collezionisti, per amanti del libro stampato, a dispetto degli e-book!
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