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Gatta Cenerentola

Fiaba in salsa Blade Runner napoletano

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 23/03/2018

Gatta Cenerentola Gatta Cenerentola C’è una certa confusione nel cinema italiano, oltre alla mancanza di solide sceneggiature e di idee magari semplici ma nuove invece di comprare format dall’estero e riciclarli. Ci sono documentari che si atteggiano sempre più a film copiandone certe esasperanti lentezze e film anche recenti così programmatici e semplificatori nel tratteggiare i personaggi che avrebbero fatto meglio ad esprimersi come documentari. Per fortuna una bella spolverata di sapienza di linguaggio viene da un genere poco frequentato,il disegno animato, dove siamo stati grandissimi in passato sfiorando l’Oscar con la fantasia scatenata e lo spirito poetico sorprendente di Lele Luzzati animato da Giulio Gianini. Affonda le sue radici nella fiaba di Basile “Gatta Cenerentola” realizzato  da un pool di registi napoletani, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Alessandro Rak, Dario Sansone, Niente a che vedere col mitico spettacolo musicale creato da De Simone negli anni ’70 che fece il giro del mondo in tournée in un crescendo di successi. La fiaba tradizionale di Basile qui è proiettata in una sorta di Blade Runner napoletano nel chiuso di una nave ancorata da 15 anni in porto e tutto accade in una notte cupa in unità di tempo. Cenerentola è cresciuta lì dentro, suo padre scienziato utopista è morto portando con sé i segreti tecnologici del bastimento, allora museo della scienza e della memoria, insieme al sogno della rinascita del porto. Cenerentola è conculcata dalla matrigna e dalle figlie di lei, cinque mignottone e un transessuale.
 
C’è ‘O Re, un trafficante di droga reincarnazione di ‘O Malamente della sceneggiata, che sa come trasformare la iconica scarpetta in una montagnola di cocaina e vuole fare del porto di Napoli la capitale mondiale del riciclaggio. Ci sono pure i buoni, pochi,come Primo Gemito poliziotto infiltrato nel ventre fetido della nave pieno di cadaveri e di ologrammi di persone scomparse. Il tutto avvolto in una sorta di pulviscolo permanente di scorie e di rifiuti che svolazzano come tessuto connettivo delle intenzioni criminali. E’ un bel film assai più politico di tanti con attori veri e più programmatici che cercano di raccontare Napoli riuscendoci assai meno, a parte i musical dei Manetti Brothers. E poi ci sono le canzoni evergreen napoletane e la forza del dialetto(con sottotitoli) a dare il ritmo giusto. Per non parlare delle voci degli attori come Massimiliano Gallo, Alessandro Gassmann, Mariano Rigillo, Renato Carpentieri.
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