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Ore 15:17 - Attacco al treno

A Clint Eastwood piacciono gli eroi

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 16/02/2018

Ore 15:17 - Attacco al treno Ore 15:17 - Attacco al treno Lo so, lo so. Lo dicono e lo scrivono tutti, qualcuno con un po’ di sadismo: anche il mitico Clint può sbagliare un colpo. Ma perché gli stessi zelantoni non contano quanti colpi continua a sbagliare il cinema nostrano finanziato con i nostri soldi dal ministero? Anzi, adesso li possiamo contare anche noi visto che siamo costretti a sorbirceli pure in televisione, dovunque, almeno prima eravamo riusciti ad evitarne qualcuno. Comunque sia “Ore 15:17 attacco al treno” non resterà tra le pietre miliari della carriera di Clint Eastwood regista. Cominciamo dai difetti. Basato sulla l’autobiografia dei tre veri protagonisti, nella vita e nella finzione, Alek Skarlatos, Anthony Sadler, Spencer Stone, il film se la prende un po’ troppo comoda a dilungarsi sulla loro infanzia di amicizia e solidarietà tra scolari non esattamente brillanti e speso in punizione per futili motivi. Ogni tanto un forward ci porta già su quel treno che segnerà una svolta nelle loro vite e ancor più nelle tante dei passeggeri salvate dal kalashnikov del terrorista quel 21 agosto 2015 sul treno Amsterdam – Parigi. Ma sembra un promemoria, attenti che fra un po’ ve lo racconto. E poi tutte quelle ingenuità turistiche da zaino in spalla, forse il regista vuole dirci che sono ovvie come i tre protagonisti eroi per caso, tranne Spencer, il più bietolone, che però dice ‘sento una forza dentro  di me che mi sta catapultando in qualcosa di più grande’. E intanto vagano tra vaporetti, la terrazza del conservatorio Benedetto Marcello, gelati a San Marco da 50 euro, vino rosso al Gritti con pizza (!!), ostelli berlinesi (in realtà è quello della Giudecca a Venezia).
 
Qualche battuta sugli americani che si vogliono prendere il merito di tutto davanti al sito del bunker di Hitler gliela sistemerà loro la giovane guida berlinese. Quando si arriva al dunque, alla scena madre sul treno, si è un po’ sfiniti per tutto quel girare a vuoto estivo insieme a loro. Ma si vedrà che le loro carriere militari più o meno fallite sono servite a qualcosa almeno quanto ad addestramento. Lo so, lo so, non è un gran film neanche nella scena madre. Ma almeno un merito Clint ce l’ha: fissare col cinema e far ricordare quello che tutti tendono a dimenticare perché sopraffatti da troppe informazioni che cancellano quelle precedenti. E quando di mezzo non c’è un massacro ma tutti sono salvi, si dimentica ancora più facilmente. Vale per “Sully” (i passeggeri dell’aereo salvati planando sull’Hudson river, ), vale per il treno Amsterdam – Parigi.  A Eastwood piacciono gli eroi sia per caso che per attitudine che riescono a salvare e a far vivere gli altri, a evitare massacri rischiando in proprio. E ce li racconta perché non li archiviamo come una didascalia. Almeno questo bisogna riconoscerglielo. 
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