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L'ora pi¨ buia

Oratoria e Champagne

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 01/02/2018

Una scena del film Una scena del film Lo Champagne fa bene. Soprattutto alla nobiltà inglese. E aiuta sia lo sport che l'oratoria politica. In "Momenti di gloria", uno dei più bei film dedicati allo sport, il nobile inglese che porterà a casa medaglie olimpiche nel '24 si allena nel parco del suo castello mentre il maggiordomo riempie coppe di Champagne e le posiziona su ogni ostacolo che l'atletico padrone non deve far cadere correndo e saltando. In "L'ora più buia" si dice – e si vede – che Winston Churchill beve una bottiglia di Champagne a pranzo e una a cena, per non parlare dei whiskey al breakfast, ma le sue capacità di logica e di prendere decisioni temerarie ma salvifiche per il suo paese restano intatte.
 
Figuriamoci l'oratoria, può solo migliorare. "Ha mobilitato la lingua inglese e l'ha spedita in battaglia" è l'epigrafe finale del film. La storia del maggio 1940, quei giorni terribili in cui trecentomila soldati dell'esercito britannico erano prigionieri a Dunkirk prima della loro spettacolare ritirata, è lo sfondo tragico su cui si muove il protagonista assoluto Churchill, raccontato in privato e in pubblico, mentre detta, dirige, bofonchia e decide la storia dal suo letto o domina in parlamento con la sua arte oratoria, nonostante abbia ben pochi dalla sua parte – guerra a oltranza alla Germania – a cominciare dalla Corona, più propensa alla trattativa.
 
Sarà anche un film didattico questo di Joe Wright ma è condotto con mano sicura e classica, un buon ritmo, una innegabile simpatia per la crescente capacità di coinvolgimento di Churchill nel portare tutti dalla sua parte, consacrando il tutto con quelle due dita a "V", ma all'inizio erano girate sbagliate così da significare popolarmente "fuck" invece dello storico "victory". Grande merito va ovviamente a Gary Oldman - ma tutti i comprimari sono perfetti - capace praticamente di annullare la propria fisicità per metterla al servizio e nella pelle di quella di Churchill, nelle sue camminate caracollanti, nelle sue rabbie, nella sua ironia, nei lampi di lucidità e di intelligenza dei suoi occhi. Nonostante tutto quello Champagne a pranzo e cena.
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