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Questa sera è già domani

Lia Levi, edizioni E/O 2018

Ex libris - Elisabetta Bolondi 19/01/2018

La copertina del libro La copertina del libro Lia Levi, narratrice di talento, si caratterizza per un punto di vista originale nel raccontare la storia degli ebrei italiani: la vicenda narrata in questo libro infatti, si riferisce alla storia vera di Luciano Tas, suo marito, scomparso recentemente. Siamo a Genova, nel 1932. La famiglia Rimon è composta da Marc, tagliatore di diamanti, di origine olandese con passaporto inglese, da sua moglie Emilia, e dal piccolo Alessandro, un bambino di cinque anni molto sveglio, precocissimo, già capace di leggere e scrivere. In casa con loro vive anche il nonno Luigi, ferroviere in pensione, mentre la zia Wanda e lo zio Osvaldo vivono nei pressi e sono molto uniti, anche se le due sorelle sono diverse e forse rivali. La vita degli ebrei italiani scorreva tranquilla, ma nel corso degli anni - si va verso la data della promulgazione delle leggi razziali - la tempesta si avvicinava con inequivocabili segnali che molti dei nostri protagonisti volevano ignorare.
 
Ottimismo che Lia Levi definisce in qualche caso vera ottusità: come non capire che la privazione dei diritti più elementari, come frequentare la scuola e l'università, insegnarvi, possedere una radio, tenere una domestica ariana, andare al parco pubblico, non poteva che essere il preludio di una tragedia, quella che già era avvenuta in Germania e in Austria? Proprio dall'Austria arrivano a Genova famiglie di ebrei che tentano di fuggire dalle persecuzioni antisemite, e che imprevedibilmente ed inspiegabilmente l'Italia fascista accetta di ospitare in attesa che possano imbarcarsi verso un altro destino. Due ragazzi austriaci vengono ospitati dai Rimon, e non nascondono ad Alessandro l'orrore da cui sono fuggiti.
 
La vicenda della famiglia, dopo una riunione allargata di molti esponenti della comunità svoltasi in una lussuosa dimora a Livorno, si avvia verso la conclusione: alcuni decideranno di partire, fin che è possibile, Marc Rimon invece, frenato da Emilia che si rifiuta di abbandonare la sua città, la casa, gli affetti, aspetta troppo e la sua via di fuga in Inghilterra si chiude inesorabilmente. Dovrà affidarsi ad un parente, Fausto, che aveva beneficato in passato, che organizzerà la loro avventurosa fuga attraverso il confine verso la Svizzera neutrale. Nel libro di Lia Levi ci sono molti spunti di riflessione inediti che ci fanno ripensare alla storia degli ebrei negli anni quaranta con uno sguardo sul presente: emigrazione, fuga, accoglienza, respingimenti, documenti, termini così frequenti nelle nostre cronache attuali, erano le parole chiave che anche allora permettevano la sopravvivenza o condannavano alla detenzione, alla deportazione, e come ben sappiamo alla morte nei lager.
 
Lia Levi ha uno sguardo aperto, oggettivo nel raccontare fatti che ha vissuto, ha studiato, ha testimoniato: la vita quotidiana, le abitudini, la religiosità, i rapporti familiari, il confronto con la situazione politica qui si propone, rispetto ad altri suoi romanzi, in modo più attento alla psicologia dei singoli personaggi, sia che siano bambini o adolescenti, o che invece siano ormai privi di speranza, come il nonno Luigi, o costretti a prendere decisioni difficili dall'incombere della Storia, come Marc e Osvaldo, Wanda e Emilia. Nel Lazzaretto di Sagno, nella Svizzera italiana, dove per la determinazione di Alessandro finalmente i Rimon trovano rifugio, è già Shabbat, è già domani. La dichiarazione di Stato Civile di Alessandro/Luciano Tas, che la scrittrice ha ottenuto di riprodurre grazie alle autorità del Canton Ticino, testimoniano la riconoscenza verso quel paese, che ha accolto dei profughi in pericolo. Una grande lezione di storia, una testimonianza importante, un altro tassello che Lia Levi introduce per rendere la nostra Memoria più solida, meno distratta, più consapevole.
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