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Doppio cammino

Serenella Baldesi, Augh! Edizioni, 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 07/12/2017

Doppio cammino Doppio cammino Serenella Baldesi narra in prima persona, con molta partecipazione emotiva, un Cammino, quello che porta ormai moltissime persone, provenienti da ogni parte del mondo, a compiere il pellegrinaggio che porta a Santiago de Compostela, attraverso il Sud della Francia, i Pirenei, fino a giungere in Galizia, vicino a quello che gli antichi consideravano il confine ultimo, Finisterre. Oggi si arriva in Francia in aereo,  attrezzati con ogni ritrovato della tecnologia per il trekking sportivo: scarpe, zaini, piumini, cerate,torce, sacchi a pelo, telefonini, occhiali, medicamenti per ogni disagio causato dallo sforzo di camminare per chilometri, ogni giorno, in lunghe e faticose tappe verso la meta,  spesso sotto la pioggia incessante. L’autrice è un architetto romano, e presta alcune delle sue caratteristiche  alla  protagonista, la cinquantenne Alex, decisa a compiere il Cammino per ritrovare se stessa, provata da una serie di disgrazie, dolori, perdite. La sportiva e caparbia narratrice, aggressiva, scontrosa e scontenta, intraprende il viaggio di cui sente incapace: le  persone che incontra, la scomodità della situazione, le difficoltà  di un percorso accidentato, l’estraneità dei discorsi che sente, la fatica che si presenta per i giorni futuri, la scontentezza di una vita che non è andata per il verso giusto la portano ad essere scortese, antipatica, respingente. Poi, col passare dei giorni e il progressivo allontanamento dal quotidiano,  le cose cambiano impercettibilmente ma in modo decisivo: l’incontro con Massimo, un anziano saggio, che per caso ha il nome di suo fratello, morto in un drammatico incidente, la riporta verso rapporti umani più costruttivi e sarà per Alex un faro da seguire e da sostenere, quando l’uomo le rivelerà la propria malattia; Claire, una ragazza francese, sarà la compagna fedele, vicina in tutto il viaggio. Poi, determinante per una donna ferita da rapporti sentimentali falliti, l’incontro con Aidan, uno psicanalista fascinoso, paziente, accogliente. Con lui, in un altalenante rapporto di vicinanza e di allontanamento, la metafora delle paure che ogni donna vive dopo un amore finito male. Alex cammina, soffre, si ammala, piange, aiuta gli altri, è aiutata: i pregiudizi nei confronti di una camminatrice vegana, Aurora, si attenuano man mano che ci si avvicina alla meta; una coppia di giovani romani coatti, un toscano goloso, una polacca bellissima, Ljiuba, cattolica oltranzista, una coppia di omosessuali francesi belli e colti, ci raccontano pezzi di umanità con cui Alex non avrebbe mai pensato di conoscere, ma che nel corso della esperienza vissuta insieme si riveleranno importanti e molto più vicini alla sua sensibilità di come avrebbe immaginato. Nel corso dell’itinerario, che nel libro è scandito in  ventisette capitoli, Baldesi  suggerisce alla sua protagonista una serie di riflessioni sul profondo significato che il Cammino va assumendo man mano che i chilometri vengono consumati. Insieme a tante citazioni di libri, di canzoni, di cibi tipici consumanti nelle trattorie che si trovano sul percorso, alla descrizione di paesaggi incontaminati, di cittadine medioevali sconosciute, di splendide cattedrali, anche noi lettori di questo libro facciamo un po’ di cammino di conoscenza; attraverso i nuovi rapporti che Alex sta costruendo, vediamo con i suoi occhi  le modifiche che si stanno compiendo nella sua sensibilità, la diversità non più temuta e respinta, ma accolta con una nuova forma di consapevolezza. La lingua, lo strumento di comunicazione che la scrittrice sceglie, è un po’ discontinua. Scelte lessicali violente, intercalari troppo colloquiali  in alcuni momenti, soprattutto nella prima parte del libro, appaiono eccessivi e ridondanti, riscattati però nella parte finale  che è  lirica, commovente, piena di sentimenti profondi. La pagina di diario, con il disegno di un cuore, che Alex lascia nella cattedrale di Santiago, è la parte conclusiva di questo lungo itinerario laico che tuttavia incontra anche imprevisti momenti di riflessione profonda, di preghiera, di intenso raccoglimento verso una realtà superiore sconosciuta ma immanente. Il senso della vita e della morte, della malattia e dell’amore, della condivisione e della scoperta dell’altro, sono testimoniati da un proposito che può essere la sintesi di un nuovo progetto di vita: “A casa voglio tornare con un cuore nuovo, , quello che ho scoperto di avere e che ho trovato, giorno dopo giorno, lungo il Cammino. E gli sarò sempre grata perché, in questo pellegrinaggio laico, ha contribuito a farmelo scoprire e a rendermi migliore”.
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