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Il film della settimana

"Happy End" di Michael Haneke

Giancarlo Santalmassi 01/12/2017

La locandina del film La locandina del film È chiaro che in "Happy End", di Michael Haneke, non c'è nessun lieto fine. E non ce ne è per nessuno. Nel ritratto che il regista viennese Haneke fa di una borghesissima famiglia di Calais in Francia, potete scegliere se è rappresentata un’Europa messa in crisi dall’ondata migratoria, una categoria sociale come il ceto medio ridotta al lumicino da una lunghissima crisi economica, o una fase politica e culturale confusa e incerta, o più semplicemente una famiglia agiata in cui nessuno è in grado di gestire alcunché: nè i rapporti familiari nè le aziende di cui sono proprietari. Non mancano gli immigrati, la violenza fisica e quella di sentimenti declinanti. Ma tutto per cenni, per sfumature troppo pallide.
 
Eppure cinque anni fa aveva meritatamente vinto l’Oscar per il miglior film straniero con ‘Amour’. Si segnalano le interpretazioni di Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, Mathieu Kassowitz e Toby Jones. Non manca, naturalmente l’immancabile adolescente (13 anni) armata di telefonino. Che cerca di filmare tutto. "Happy end" si apre con le inquadrature da smartphone di una madre in bagno che si lava i denti, fa pipì e si suicida, e si chiude con il mancato suicidio del capofamiglia (che non si capisce se demente o no - a Roma si direbbe "ci fa o ci è"), che rilascia i freni della sua carrozzina cui è condannato a vivere su una discesa che finisce direttamente in mare. Anche questo senza riuscirci.
 
Ps: Ottavio Zanetti è in viaggio, e come vedete lo sostituisco. Tornerà presto.
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