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Il fosso

Herman Koch, Neri Pozza 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 30/11/2017

La copertina del libro La copertina del libro Nel suo nuovo romanzo lo scrittore olandese Herman Koch dà voce ad un falso sindaco di Amsterdam, di nome Robert Walter, che sin dall’incipit del libro parla di sua moglie, straniera, chiamandola Sylvia, che non è il suo vero nome, come Diana non è il nome della loro figlia ventenne. Non vuole che il lettore identifichi il paese di provenienza di sua moglie, e in tutto il libro i depistaggi che il narratore compie raccontando la sua ambigua vicenda sono continui e destabilizzanti. La bruna Sylvia, fedele compagna da trent'anni, potrebbe avere una storia con lo scialbo assessore ambientalista della sua giunta? Avere visto ad una festa Sylvia farsi una risata ad una battuta del banale Maarten Hoogstraten, olandese purosangue, fa nascere nel sindaco un crescendo di sospetti, di dubbi, conferendo all’immagine della moglie un alone di ambiguità che aleggia in tutto il  romanzo.
 
Ma mentre il successo elettorale di Walter comincia a incrinarsi, la raccolta differenziata in città è un fallimento, Amsterdam è sporchissima, il celebre Museo di Rembrandt è stato troppo a lungo chiuso, le turbine eoliche offrirebbero un pessimo impatto ambientale, una giornalista d’assalto vorrebbe distruggere la sua carriera mostrando una vecchia foto in cui un teppista tira una pietra ad un poliziotto rendendolo disabile, e forse quel teppista è proprio lui; anche la sua vita privata comincia a scricchiolare. Gli anziani genitori decidono per l’eutanasia, il suo più caro amico, Bernhard, si scopre gravemente malato: il tema del suicidio è in agguato nelle pagine del romanzo, anche se Robert Walter finisce per essere destabilizzato soprattutto dai dubbi sulla fedeltà della moglie, di cui spia ossessivamente sguardi, espressioni del volto, atteggiamenti. Il cellulare di Sylvia potrebbe rivelare segreti, ma lui non ha il coraggio di guardarne i messaggi, e così finiscono per sfuggirgli gli unici messaggi fondamentali: quello di suo padre, che gli sta annunciando il suicidio programmato, a cui lui non aveva voluto credere, e quello notturno di Bernhard, che gli sta chiedendo aiuto.
 
Il libro di Koch è pieno di sfumature, di piccoli scarti che poi, rileggendone le pagine, si rivelano estremamente chiarificatori di ciò a cui l’autore vuole alludere. Cosa è una moderna democrazia europea? Quali sono le fragilità di un politico di successo? Quanto ci vuole perché una carriera crolli per uno scandalo, pubblico o privato? La monarchia olandese così compassata e poco attuale ha ancora senso, in una società degradata, piena di un turismo sguaiato, di eccessi di alcol, con un fascismo trasformato dai tempi attuali ma ancora pericolosamente in agguato? Il libro di Herman Koch pone al lettore diverse riflessioni, mette paura in alcuni passaggi, ci fa rispecchiare tutti, cittadini europei del ventunesimo secolo, in un mondo solo apparentemente pacificato ma pieno di contraddizioni altamente drammatiche, pronte ad esplodere. Traduzione impeccabile di Giorgio Testa, libro  consigliato a chi vuole smascherare l’ipocrisia che troppo spesso si nasconde dietro un’apparente accoglienza della diversità anche nelle democrazie nordeuropee.
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