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L'isola delle donne

Roberto Bertinetti, Bompiani 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 24/11/2017

La copertina del libro La copertina del libro Roberto Bertinetti, anglista, nel recente "L'isola delle donne", sceglie di parlare di nove personaggi femminili che hanno reso il Regno Unito grande nel corso dei secoli, anche per il ruolo che le donne sono riuscite a svolgere in diversi campi, nella storia, nella letteratura, nella politica, nel costume, che l'autore ricostruisce in modo originale per il punto di vista con cui affronta le questioni legate alla società inglese, a partire dalla grande Elisabetta per giungere nella sua elegante carrellata di ritratti fino a giorni molto vicini ai nostri. Le immagini della copertina, nove schizzi in bianco e nero, ci mostrano le protagoniste delle storie che l'autore ci racconta: ci sembra di conoscerle bene, tanto i loro volti ci  sono familiari; eppure leggendo il libro, ci si accorge che non tutto sapevamo, anzi il ritratto di queste donne eccezionali, ciascuna nel proprio tempo e nel proprio ambito, si riempie di scoperte, di aspetti mai conosciuti di personalità speciali. Di alcune si rivela la durezza, di altre la fragilità, di tutte la determinazione nel perseguire scopi alti, obiettivi raggiunti anche a costo di grandi rinunce personali.
 
Elisabetta, la figlia di Enrico VIII, giunta sul trono dopo la sorella Maria, "decise che si sarebbe dedicata a un'unica missione: rendere grande l'Inghilterra, garantirle un ruolo di primissimo piano in un'Europa frantumata da rivalità religiose", anche se per far questo avrebbe dovuto sacrificare la sua vita privata, perché "mai avrebbe voluto o potuto sottomettersi a una volontà maschile" durante gli affanni degli affari di stato. L'altra grande sovrana, Vittoria, occupa uno spazio altrettanto significativo nella storia inglese, e Bertinetti si sofferma su alcuni punti salienti della vicenda di questa piccola donna, divenuta regina a diciotto anni, nel 1837, che regnerà a lungo, fino al 1901, divenendo imperatrice di un vastissimo territorio, non rinunciando mai alle promesse fatte nella notte in cui era divenuta regina ed affidate al suo diario: "Farò tutto il possibile per compiere fino in fondo il mio dovere".
 
Milioni di persone sfilano nelle vie di Londra quasi due secoli dopo, per dare addio alla Principessa del Popolo, come la definì il premier Tony Blair alla fine della giornata che vide i funerali di Lady Diana, icona divenuta planetaria, dopo le avventure/disavventure della principessa del Galles, anche lei diciannovenne divenuta moglie dell'erede al trono. La storia di questa sfortunata principessa è stata ampiamente raccontata, divenuta preda di un gossip ossessivo, ma quel che sottolinea l'autore è l'innocente ed inconsapevole fascino che Diana ha saputo esercitare sui sudditi inglesi ma non solo, divenendo in pochissimi anni un simbolo della speranza, della bontà, della capacità di ascolto, del coraggio di guardare in volto le realtà più drammatiche del pianeta. Un capitolo è dedicato a Margaret Thatcher, un po' impietoso direi, dato il carattere durissimo di questa donna intransigente, coraggiosa, ma certamente non amata: "Tra le ricadute negative delle scelte dell'Iron Lady si segnala l'aumento assai significativo dei senza lavoro…".
 
Nel libro di Bertinetti la parte che ho preferito è quella dedicata alle scrittrici: Jane Austen, Virginia Woolf, Agatha Christie. I loro ritratti sono straordinari; Jane Austen è la signorina sovversiva, una mirabile sintesi della personalità di una giovane talentuosa, proveniente dalla canonica di un paesino dell'Hampshire e poi ovunque tradotta e amata. Bertinetti traccia un ritratto originale di "Virginia Stephen, coniugata Woolf": la sua giovinezza, la malattia mentale, raccontata dal marito Leonard, il suo snobismo, la faticosa stesura dei suoi romanzi, i legami con l'ambiente alto borghese a cui teneva, l'impegno quotidiano alla ricerca di un nuovo modo di concepire la narrativa, di un metodo diverso da quello tradizionale per descrivere la complessità del rapporto che lega gli individui alla realtà. La regina del giallo, Agatha Christie, che imprevedibilmente firma i suoi tantissimi romanzi con il cognome del marito, molto presto lasciato perché inadeguato al suo stile di vita interessante e avventuroso, che la porterà nella maturità a divenire archeologa, al seguito del secondo marito, Max Mallowan. L'autrice di celeberrimi personaggi, Poirot e Miss Marple, è una donna di grandissima intelligenza, è "geniale e instancabile nel mettere a punto trame nelle quali conta esclusivamente il cervello", pur riferendosi a realtà banali e quotidiane nelle quali i suoi lettori si sentono a proprio agio.
 
Due donne contemporanee concludono la carrellata sull'isola protagonista del libro: Mary Quant, al centro della vita scatenata della swinging London degli anni sessanta, e Vivienne Westwood; due creatrici di moda, due imprenditrici che riusciranno a fare dei loro originali "stracci" un vero business nella opaca e nebbiosa capitale inglese.  Questo libro, serio e intelligente, è raccontato con leggerezza e con un po' di ironia, nei confronti di fenomeni, storico-politici o di costume, che non sempre trovano accoglienza in un saggio con caratteristiche di rigorosa indagine scientifica. Le storie di queste donne, ci raccontano un femminismo ante litteram, la ricerca di un'autonomia profonda, interiore, che non ha molto a che vedere con slogan di maniera che pure hanno attraversato il secolo scorso, ma che testimonia che "è venuto dalle donne l'impulso decisivo a rendere il Regno Unito un modello al quale il mondo ha spesso volto lo sguardo per costruire il futuro". E dunque questo libro per le donne del nostro tempo è certamente importante.
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