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The Square

Il mondo dell'arte e la cruda realtÓ

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 16/11/2017

The Square The Square Non è davvero un caso se Ruben Ostlund regista svedese di “The Square”, palma d’oro a Cannes 2017, ha scelto come protagonista del suo film il curatore di un museo di arte contemporanea di Stoccolma. Il lavoro di quest’uomo così attento, si direbbe, alle cause umanitarie, a non inquinare l’atmosfera con la sua lussuosa auto elettrica, a diffondere a mezzo arte-installazioni - performances messaggi inneggianti all’altruismo, impatta quasi subito con una realtà molto diversa da quella che viene raccontata da arte – installazioni - performances nel microcosmo perfetto, benpensante e protettivo di un museo come il suo. Quando in piazza gli rubano tutto - con un colpo congegnato come una performance selvaggia da strada- e cioè gli rubano telefonino portafogli con carte di credito e soldi e persino i gemelli d’oro che erano di suo nonno, a lui scattano gli istinti di difesa più bassi, come farebbe chiunque del resto. Individuato l’edificio periferico in cui è finito il telefonino con refurtiva mette in piedi, insieme al suo assistente, un piano di recupero che consiste quasi in un’altra performance. Nottetempo si introduce nel casermone e lascia  nella buca di ogni porta (da cui provengono spesso urla e rumori sinistri) una lettera minatoria. Dare del ladro capillarmente a tutti gli abitanti del formicaio funzionerà a scopo recupero, ma non nei confronti di un ragazzino innocente che gli si presenterà perentorio davanti per esigere delle scuse.
 
E’ solo uno dei tanti episodi benissimo concatenati che percorrono “The Square” e che sono la contraddizione reale di quel che l’opera concettuale che così si chiama vorrebbe proporre: all’interno di quel quadrato magico luminoso chiunque sia in difficoltà può chiedere aiuto di qualunque tipo e riceverlo. Figurarsi. In più’ due giovani organizzatori di eventi senza scrupoli, pronti a tutto pur di far parlare di quell’opera evento, si inventano un video in cui una bambina con gattino implume viene fatta saltare in aria, così, tanto per fare notizia e scandalo. Non diversamente da quando accadeva in un geniale film hollywoodiano “Sesso e potere” all’epoca congelato perché si parlava di scandali sessuali presidenziali (era Clinton) in cui veniva assoldato un produttore e regista per inventarsi una finta guerra con cui distogliere l’attenzione dal sexygate. A Ostlund e a tutti quelli che come  lui alzano anche due sopracciglia su certa arte contemporanea non dovrebbe dispiacere il libro di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione “Contro le mostre”  dove si parla appunto di appecoronamento da mostre d’arte, biennali e affini. Film di diffusa perfidia nel pubblico e nel privato (basterebbero le scene di sesso meccanico e della lite su chi deve sbarazzarsi del preservativo e poi la serata di gala dei finanziatori che diventa violenta per via dell’uomo scimmia che passa all’azione dopo aver solo grugnito in tanti video) “The Square” è la testimonianza della creatività e della vitalità del nuovo cinema svedese, quello che solo tre anni fa aveva meritato il Leone d’oro a Venezia con l’ineguagliabile “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza di Roy Andersson. 
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