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Ritorno in Borgogna

A lezione di viticoltura

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 26/10/2017

Una scena del film Una scena del film Un po' di anni fa "Sideway" raccontava l'addio al celibato di due amici che vagavano nei vigneti californiani. Più di recente "Un'ottima annata" raccontava la metamorfosi di uno squalo della city londinese che si scopriva viticoltore grazie al lascito di uno zio amatissimo e ai colori e al fascino della Provenza. Pierre Arditi, esperto di vini richiesto dovunque, risolve delitti tra i filari nella serie francese "Delitti doc" col nome di Benjamin Lebel. Il vino di Borgogna veniva centellinato come prelibatezza irrinunciabile già nella "Locandiera" di Goldoni. Da cui il titolo "Ritorno in Borgogna" forse più accattivante dell'originale "Ce qui nous lie" (quello che ci tiene uniti) ultimo film di Cedric Klapisch, noto per la serie di film generazione Erasmus come "L'appartamento spagnolo" e sequel. In realtà il titolo francese è più appropriato perché quello che tiene insieme tre fratelli nonostante tutto è una distesa di vigneti in Borgogna che non tarda a diventare la vera protagonista del film, anche perché la trama è esile ed erratica al punto da sembrare un pretesto per raccontare con quale dedizione ci si debba prendere cura di quei filari ordinati e magnifici perché continuino di generazione in generazione ad essere fecondi e munifici.
 
La malattia e la morte prossima del padre fanno tornare a Mersault in Borgogna Jean (Pio Marmai) dalla remota Australia dove se n'è andato 10 anni prima e dove ha messo radici con moglie e figlioletto e guarda caso ha impiantato una piccola azienda vinicola. Si ricongiunge con i fratelli Jeremie (succube della famiglia della moglie) e Juliette (Ana Girardot), il vero talento vinicolo della famiglia, come accade davvero e non di rado ormai sono le donne che guidano aziende in Champagne e non solo. E' l'inizio della vendemmia ed è proprio Juliette a decidere quale sia il giorno preciso assaggiando gli acini e facendo previsioni meteorologiche per non farsi beccare dalla pioggia. Ci sono ormai aiutanti stagionali di colore e a loro (come a tutti noi) viene insegnato dove tagliare esattamente il grappolo, che le parti acerbe vanno lasciate dove sono, da che parte stare del filare, ecc., ecc. C'è la cena per la festa dopo la vendemmia, tutti i passaggi canonici, c'è la degustazione e la decisione sul grado di acidità del vino. Lo decide Juliette e ci azzecca.
 
Le stagioni che passano - mentre Jean resta in Borgogna - si vedono attraverso la mutazione di colore delle vigne, Klapisch ama filmare questa natura con le sue variazioni. Ci sono i ricordi d'infanzia, quando il padre faceva assaggiare i vini ai suoi figli piccoli ad occhi bendati perché imparassero a riconoscere e spiegare quali fossero i vini e come definirne le qualità. Ci sono i problemi di successione e di come non disperdere quel patrimonio comune, i problemi di famiglia di ognuno dei fratelli. Ma – come dire - quasi in secondo piano. Nessun documentario saprebbe fare meglio per raccontare la vita di quelle distese di vitigni. Manca una sola cosa, l'inverno e il gelo (ma forse la Borgogna ha un clima clemente) quando i viticoltori accendono i fuochi nei filari per scongiurare il gelo e vegliano letteralmente dormendo accanto alle loro creature vegetali.
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