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Our souls at night

Terza etÓ da premio

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 20/10/2017

Una scena del film Una scena del film Anatema a Cannes, premio a Venezia. Parlo di Netflix e dei film che ormai si possono vedere solo su Netflix. A Cannes, ammesso che vengano mostrati, a quei film sono state strappate le mostrine da concorso, visto che alcuni non passano in sala neanche per un giorno. A Venezia, leoni d'oro alla carriera per due attempati leoni del cinema, visibili solo su piattaforma. Francamente, Venezia mi sembra più avanti, più adeguata ai tempi. Sarà perché i francesi hanno in genere case così piccole che preferiscono uscire piuttosto che intasarle con grandi schermi, sarà perché là i cinefili in genere vedono poco o niente la tv anche quando l'ammettono in casa. Da noi è diverso, le code per vedere un film non si fanno più da anni, i grandi schermi in casa arredano e trionfano, i contratti per vedere sport e film anche, di conseguenza. E poi Netflix non produce cacca come molta nostra tv dal canone obbligatorio, ma spesso buoni film e serie di livello.
 
E' il caso di "Our souls at night" diretto per Netflix da Ritesh Batra, non a caso creatura del Sundance festival, a sua volta creatura di Robert Redford in difesa del cinema indipendente. Naturalmente l'altro leone d'oro alla carriera è Jane Fonda e con Redford tornano a lavorare insieme dopo quasi quarant'anni. Rugoso e intagliato nel legno lui, ancora flessuosa lei per via di tanta aerobica; lui con le giunture un po' da oliare, lei fresca di creme golden age sotto i capelli grigi. E intraprendente. E' proprio lei, vedova da anni, a fare il primo passo e a proporre a quel discreto vicino di casa dirimpettaio di dividere il letto, solo per la notte, senza sesso, solo per compagnia perché le notti in solitudine sono troppo lunghe. Il dirimpettaio, vedovo anche lui, ci pensa un po' dopo il primo stupore, poi prende il telefono per dirle che accetta, attraversa la strada con in mano un pacchettino.
 
E' il pigiama, i denti gli ha già lavati a casa sua. Passa dalla porta di servizio perché i vicini hanno troppi occhi. Lo vedranno lo stesso e le allusioni alla sua schiena che funziona ancora si sprecano al caffè dove si ritrovano gli anziani del quartiere. Passerà d'ora in poi dalla porta principale e i due andranno pure a spasso sottobraccio per la main street di quella piccola città del Colorado. E' troppo bello curare l'insonnia reciproca parlando delle loro vite per rinunciare solo per via di qualche chiacchiera. C'è pure una ariosa gita in montagna col nipotino di lei e il pick-up di lui. Ma i vicini che si danno gomitate e lanciano frecciatine sono niente rispetto ai figli. Lui ha una figlia che se ne va in Europa e lo lascia ancora più solo. Lei ha un figlio problematico le cui bevute non ne aiutano il cattivo carattere, è stato lasciato dalla moglie e per ubriacarsi lascia da solo il figlio di sette anni.
 
Tanto dalla nonna si sta davvero meglio e poi c'è pure quel nonno adottivo che ha ancora dei trenini elettrici bellissimi con cui giocare. Ma a qualunque età, la serenità e la felicità familiari sono dure da conquistare e ancor più difficili da mantenere. L'egoismo del figlio separerà quella coppia che le aveva appena ritrovate. E per fortuna ci sono i telefonini per non restare completamente soli e lontani… La regia non intende concedersi inutili bellurie ma è accurata e affettuosa nel seguire il decorso di quella liaison da terza età tirata fuori poco per volta da oscurità e atmosfere di solitudine quasi alla Hopper per allargarsi nella luce dei paesaggi e dei cauti sorrisi. Lasciando tutto lo spazio necessario a quei due indomiti leoni dello schermo e alla loro naturale bravura e palpabile complicità.
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