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La ragazza sbagliata

Giampaolo Simi, Sellerio, 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 11/10/2017

La ragazza sbagliata La ragazza sbagliata Noir? Auto fiction? Poliziesco? Il libro di Giampaolo Simi tenta di  abbracciare tutti i generi: un romanzo sulla memoria, sulla storia italiana meno indagata dalla narrativa, quella degli ultimi anni Novanta.  Lo scrittore  ambienta la sua narrazione nella settimana di ferragosto del 2016, ma riandando con la memoria  ad un delitto che fece scalpore nella Viareggio del 1993. Una ragazza  diciottenne, Irene Calamai, brava e buona, viene trovata uccisa e seviziata in un bosco a ridosso della  costa della Versilia, dopo aver partecipato ad una festa nella casa di uno scultore inglese, Thomas Beckford, la cui figlia Nora, abituata all’uso di droghe e superalcolici, viene accusata del delitto. Lei dichiara la propria amnesia rispetto alla morte della rivale, ambedue le ragazze flirtavano con  il playboy Corrado Beltrami,  figlio di un uomo potente.  Nora Beckford viene ritenuta colpevole del delitto, condannata a quindici anni di carcere, che sconterà. Il narratore, il giornalista Dario Corbo, era all’epoca un cronista praticante nel quotidiano locale  e proprio sul delitto Calamai aveva fatto le sue prime esperienze : la stampa aveva contribuito a puntare sulla colpevolezza di Nora, a cui  Corbo aveva  contribuito. Ora, nell’agosto 2016, Dario ha perso il posto di direttore di una rivista che si occupa di casi irrisolti, è stato lasciato dalla moglie Giulia, vive un difficile rapporto con il figlio adolescente  Luca , non ha più un soldo. Un editore milanese gli propone di scrivere un libro sul caso Calamai, per tornare su una vicenda forse non del tutto chiarita. Da qui parte la nuova inchiesta che Corbo, insieme alla sportiva e decisa Lavinia Monforti, magistrato coraggioso e vecchia amica di Nora, decidono di portare avanti contro i pregiudizi ed i depistaggi che avevano caratterizzato il processo d’appello.
 
La cosa più interessante del romanzo, a volte tortuoso, con qualche salto logico che potrebbe disorientare il lettore meno attento, è la ricostruzione dell’anno 1993: il contesto storico sociale che aveva caratterizzato quel periodo  sembrava costituire la vigilia di eventi  drammatici per la tenuta democratica del nostro paese. Le stragi di mafia che avevano ucciso Falcone, Borsellino e le loro scorte, la risoluzione di Cosa Nostra di passare a qualcosa di diverso dell’uccisione delle persone, magistrati o poliziotti, ma di colpire il patrimonio culturale: ecco allora la strage fiorentina dei Georgofili, le bombe alle chiese romane di San Giorgio in Velabro e di San Giovanni, e infine, lo scampato pericolo della strage che sarebbe avvenuta se fosse esplosa la carica piazzata nel parcheggio dello stadio Olimpico. Tutto questo ci racconta il romanzo di Simi, che nella voce del protagonista, il giornalista ormai disoccupato per la crisi dei giornali cartacei, ha il coraggio di rivedere le proprie convinzioni, di rischiare in prima persona, di affrontare con coraggio civile pagine oscure nelle quali poliziotti, carabinieri, magistrati, servizi deviati, imprenditori corrotti hanno contribuito alla spaventosa crisi di credibilità e di tenuta nella democrazia italiana. Nelle pagine finali del romanzo, Dario Corbo sembra volere chiedere scusa a nome di un’intera generazione  alla povera Irene, morta per caso, assumendosi  la responsabilità morale che è  in fondo di tutti noi.
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