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Kingsman - il cerchio d'oro

Pi¨ cult che british

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 06/10/2017

Kingsman - il cerchio d'oro Kingsman - il cerchio d'oro Viene dai fumetti e si vede, eccome. I Kingsman li ha creati Mark Millar e portati al cinema Matthew Vaughn, marito di Claudia Shiffer che qui è produttore esecutivo. Questo secondo episodio - Il Cerchio d’oro  - è più divertente del primo e più estremo nell’esibire prerogative che sono proprie dei fumetti: in quale altro mondo si viene fatti fuori a poco più di metà del racconto e si può risorgere nel sequel ? Proprio nei cartoon si può venire tagliati pezzettini e poi ricomporsi magicamente e ripartire come se niente fosse. Veramente nel cerchio d’oro ne capitano anche di peggio, si viene infilati in un tritacarne  gigante se ne esce hamburger – le gambe restano infilate a capofitto che viene cotto e servito al superstite in punizione esemplare.  Trattamento a cui sottopone gli infedeli il boss Julianne Moore, perfida spacciatrice di droghe e detentrice esclusiva di antidoti che ricatta un presidente Usa simil Bush e tiene legato al pianoforte per suo diletto Elton John, quello vero, ridotto a gadget da pianobar. I colori eccessivi e le forme anni 50 del covo della spacciatrice sembrano presi a prestito da Wes Anderson, il tritacarne esagerato da “Fargo” dei Coen. Elton John è prelevato dal vero e vestito come il Papageno creato da Lele Luzzati per il suo “Flauto magico”, solo un po’ di lustrini, di tacchi, e di occhiali in più.
 
Dicevo delle resurrezioni da  fumetti: Colin Firth lo avevamo lasciato morto stecchito con una pallottola in un occhio a poco più di metà del primo film. Grazie a una gelatina magica viene riportato in vita. Oddio, l’occhio se l’è giocato ed è protetto da una benda da pirata, la memoria anche perché non si ricorda più di essere stato un inappuntabile kingsman vestito a Savile Row, è regredito a un suo sogno adolescenziale di entomologo, studia le farfalle come Nabokov  ma non scrive romanzi, se ne sta in una cameretta bianca blindata e decorata di farfalle nell’attesa che un ricordo choc terapeutico lo riporti a quel che era davvero. La cosa accadrà grazie a un tenero cucciolo di cane e Kingsman – Il cerchio d’oro può così ripartire alla grande con lui e l’allievo Eggsy (Taron Egerton) più smaliziato e assai meno legnoso nella recitazione del primo film. Ma non basta. I Kingsman british con il fido Merlin (il bravo Mark Strong) vanno in missione negli States e a loro si aggiungono i ruspanti omologhi americani, strafatti di wisky Stateman, Stetson in testa, stivali e lazo retrattile, hanno nomi che sono un programma, Wisky, Tequila, Ginger Ale , Champagne che interpretato da un bofonchiante con inflessione Kentucky Jeff Bridges, che da solo vale il film. A proposito pare che il doppiaggio abbia involgarito e appiattito i dialoghi, certo fa perdere la gamma di accenti europei americani esibiti nell’originale. Ma quanto a volgarità non saprei. Es.: dove credete che Eggsy posizionerà quel microchip a forma di micro preservativo per localizzare gli antidoti dentro il corpo di una bellona cattivona di turno? Comunque, poco british e molto pulp. ‘I modi definiscono l’uomo’ come dice Colin Firth, ma qui sono soprattutto i gadget a definire, di tecnologia così avanzata che rendono ridicoli quelli di un qualunque 007. Tra le scene d’azione la più straordinaria è quella nella funivia del Monte Bianco che incarna e rende reali le paure di quelli che temono le funivie ogni volta che ci salgono.   
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