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Dimenticare

Peppe Fiore, Einaudi 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 06/10/2017

Dimenticare Dimenticare Peppe Fiore pubblica per Einaudi questo romanzo intenso, pieno di emozioni, di rivelazioni inattese, in cui racconta una lunga vicenda familiare, quella dei fratelli Franco e Daniele, a partire dal 1995, quando li incontriamo nello stadio di calcio di Fiumicino, dove sono stati trascinati in una Maserati per ordine  del capo della gang locale, Gettone. Daniele assisterà ad un episodio feroce: Franco, piccolo delinquente che non ha i soldi per pagare un debito, otto milioni di lire, viene costretto a fare duecento palleggi, lui che aveva giocato in serie C, anche se è grasso e fuori allenamento; Daniele prega, perché sa che è in gioco la loro stessa sopravvivenza. Qualche anno dopo, nel 2002, Daniele si trasferisce a Trecase, al confine tra Lazio e Abruzzo, in montagna; pagherà i suoi debiti  rilevando un bar abbandonato alla base di una sciovia chiusa in seguito ad uno strano incidente: una ragazza era scomparsa mentre saliva con lo skilift, ed era stata ritrovata tempo dopo, dilaniata. Era stato un orso feroce? Anche se da quelle parti orsi non ce n’ erano. Daniele finge di essere fuggito in Messico, mentre  si nasconde nel bar, dove vivrà in incognito per molti anni. Uniche compagnie, le guardie  del parco, Maurizio Cecconi e il suo aiutante, la maestra elementare Eleonora, che accompagna spesso  i suoi piccoli alunni in gita nel bosco, più tardi una impiegata della Regione Lazio incaricata dei controlli per la sicurezza degli impianti con cui il silenzioso e cupo Daniele cerca un rapporto che si consoliderà nel tempo.
 
Ma nel bosco di faggi dentro il quale vivono,  si avvertono misteriose presenze, una grande inquietudine permea l’atmosfera, in attesa di qualcosa di oscuro che non tarda a manifestarsi; il piccolo Mattia, un elfo dagli occhi azzurri, figlio di Cecconi, sparisce. Anche lui verrà ritrovato, ucciso, irriconoscibile. Nel racconto spesso inquietante di Peppe Fiore si affacciano episodi del passato che Daniele vuole dimenticare, ma che invece continuano  a tormentarlo: il freddo gelido, la neve e  pioggia, lo stormire delle foglie degli alberi, l’ostilità della montagna fanno da contrappunto alla nostalgia del mare, del calore della sabbia che avevano caratterizzato l’infanzia di Daniele, figlio del gestore del  lido Esperanza a Fiumicino, e più tardi della sua giovinezza, quando l’unica gioia in una famiglia difficile era ilk piccolo Cristiano, il figlio di Franco e di sua moglie Marina, legatissimo allo zio. La parte migliore di questo romanzo è la scrittura, tagliente, precisa, accuratissima: la capacità di indagare psicologie contorte, ferite, quali sono quelle dei protagonisti di questo insolito racconto per l’originalità dell’ambientazione, Fiumicino, Trecase, insolito per la complessità dei sentimenti che vengono evocati, per le rimozioni che non riescono ad essere davvero tali, per la presenza quasi ossessiva di una natura misteriosa, che tuttavia lo scrittore cerca di catalogare puntigliosamente dando il suo nome latino ad ogni singolo albero, arbusto, fiore che compaiono nel testo. Il rapporto che lega Franco e Daniele, difficilissimo ma intenso, il segreto che ognuno porta con sé, il tentativo di ricostruirsi una esistenza cancellando la memoria del passato scomodo che Daniele tenta  invano, il finale sorprendente, tutto questo è contenuto nelle quasi duecento impegnative  pagine del libro, come duecento erano stati i palleggi che avevano risparmiato la vita dei due fratelli tanto tempo prima. I fantasmi, la presenza impalpabile dei morti, la solitudine che regna in quel bosco quasi fiabesco, sono lo scenario nel quale Fiore ha posto i suoi personaggi, pieni di rimpianti, di desiderio di fuga, di paura di confrontarsi col nemico, scoprendo, alla fine, che “il nemico ha la tua stessa faccia”.
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