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Ascoltate le nostre sconfitte

Laurent GaudÚ, E/O 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 28/09/2017

La copertina del libro La copertina del libro Cosa ha significato la guerra nel corso della storia, si chiede l'autore di questo libro colto e documentato? L'inutilità dei conflitti, l'orrore delle sconfitte, il coinvolgimento di milioni di uomini, l'angoscia dei superstiti, il senso di colpa di chi ha dato ordini che hanno portato alla distruzione di interi eserciti: tutto questo e molto altro ha messo insieme lo scrittore e drammaturgo francese Laurent Gaudé che, nel suo recente "Ascoltate le nostre sconfitte", fa appello alla sensibilità dei lettori per testimoniare come  tutte le imprese di grandi uomini, nel corso della storia, non producano che cocenti e amare sconfitte.
 
Per dimostrare le sue ragioni Gaudé si serve della storia diacronica di grandi condottieri che hanno affascinato e coinvolto i loro popoli, che li hanno seguiti fino alle sconfitte: ecco entrare in scena Annibale Barca, determinato all'impresa impossibile di sconfiggere i Romani; Hailé Selassié, imperatore a cui gli italiani e la Società delle Nazioni sottrassero perfino la dignità, Ulysses Grant, il generale che portò i soldati nordisti a sconfiggere l'esercito dei confederati durante la sanguinosa guerra civile americana. Ma Laurent Gaudé sembra attratto soprattutto dalle guerre attuali, dagli scontri che hanno portato alla sconfitta e alla morte atroce due dei moderni "mostri" che hanno messo in scacco l'Occidente: Bin Laden e Gheddafi.
 
L'intreccio del libro è complesso: l'autore infatti mette insieme tempi e luoghi lontani nello spazio e nel tempo, facendo esili ma convincenti collegamenti. Alcune parole chiave, bruciare, per esempio, si addicono tanto ai "macellai" alla Grant, che per avere ragione del grande nemico, il generale Lee, non esita a bruciare villaggi, uomini, donne e bambini innocenti, così come farà Scipione che, per vincere i Cartaginesi, non esita a dar fuoco alla loro intera flotta. Il campo di battaglia di Canne, dove in una giornata muoiono quarantacinquemila romani, la piana di Mai Ceu in Etiopia, dove il Negus porta a morire migliaia di orgogliosi guerrieri che a mani nude tentano di opporsi alle bombe e ai gas del generale Rodolfo Graziani, più feroce dello stesso Mussolini nell'ansia di sterminare i "negri".
 
Una cittadina dell'Afghanistan, dove uno dei personaggi di fantasia del libro, l'ufficiale americano Sullivan, quasi impazzito per i traumi della guerra, dà ordine di colpire con un missile un cortile dove giocano bambini ignari. Mariam, una archeologa che tenta di salvare dalla barbarie le opere d'arte rubate e distrutte nei teatri di guerra dai sedicenti rivoluzionari islamici, e Assem, un ufficiale del servizio segreto francese in missione, si incontrano per caso a Zurigo, e passeranno una notte d'amore indimenticabile, che sarà la loro unica possibilità di risarcimento dagli orrori di quello che vedono e vivono.
 
Un libro straordinario, che ci interroga sul senso della Storia mondiale, sulle ragioni delle sconfitte che sono inevitabili, anche quando si crede di aver vinto: lo sa bene Ulysses Grant, che vince commettendo delitti atroci, delitti che gli leveranno il sonno, che lo faranno ritirare dalla vita pubblica solo ed infelice, capace forse di confrontarsi con Sherman, che ha condiviso le atrocità commesse durante la guerra civile. Il ritratto inedito di Annibale, l'eterno nemico di Roma, descritto mentre attraversa le Alpi con i suoi elefanti, incurante dei morti che semina per il gelo e la fame, convinto di una grande missione per il suo popolo, vincitore indiscusso di Canne, morirà sessantenne suicida pur di non cadere nelle mani dell'odiato nemico, dopo che ha perso la protezione del grande rivale, Scipione l’Africano, che è morto prima di lui.
 
Inedita anche la ricostruzione della lunga vita di Hailé Selassié, al cui centro Laurent Gaudé rievoca il discorso di grande spessore politico e umano tenuto a Ginevra, di fronte all'attonito uditorio dell'assemblea della Società delle Nazioni, malgrado la gazzarra organizzata dai giornalisti italiani fascisti, che irridevano con violenza il "negretto". Uomini distrutti, amputati, rantolanti, opere d'arte depredate, fatte a pezzi, polverizzate, coscienze dimezzate, paralizzate, inevitabili suicidi, ecco lo scenario che nel corso dei secoli si è stratificato mentre sembra che gli uomini non abbiano imparato nulla. Malgrado le parole del poeta greco Costantino Kavafis, poste per epigrafe al romanzo, "la tua fortuna che trabocca ormai, le opere fallite, i tuoi disegni delusi tutti" che sintetizzano la lezione che con grande capacità epico-narrativa è riuscito a darci l'autore.
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