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The Teacher

Se questa Ŕ la scuola...

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 28/09/2017

Una scena del film Una scena del film E' nelle sale italiane si direbbe con calcolato tempismo, invece è solo un caso che proprio in questi giorni si parli di "vile commercio dei posti" e di baroni degli atenei incastrati da ricercatori con microfono pronti a registrare dei "se fai ricorso puoi dire addio alla carriera". "The Teacher", film cecoslovacco scritto da Petr Yarchovsky e diretto da Jan Hrebejk, non parla di università, ha obbiettivi più modesti e insieme più universali. La teacher del titolo ha un'aria di confortevole massaia vestita malissimo nella Bratislava anni '80 – ritratto del presidente drammaturgo Vaclav Havel alla parete. Le scarpette da ballo che porta sotto quei maglioni e gonne sgraziate raccontano qualcosa di più di lei e delle sue pretese. No, non aspettatevi il professore dell'"Attimo fuggente", di quelli ce ne sono sempre meno, questa insegnante gli adolescenti suoi allievi se la ricorderanno per tutt'altri motivi. Semmai pensate ad assorbire dosi massicce di comunismo reale come nel drammatico "Le vite degli altri" e senza l'umorismo dichiarato ed esilarante di "Goodbye Lenin".
 
La teacher è vedova di un ufficiale comunista, e nella repubblica di Havel chiama ancora tutti compagno o compagna come se dovesse rappresentare il partito a scuola. La preside e la vicepreside la temono. Quando fa l'appello non chiede informazioni sulla vita e le aspirazioni degli studenti, ma che lavoro fanno i loro genitori e annota tutto pignolescamente su un suo libretto. Le servirà. Eccola al lavoro poco per volta. Chi le ripara la lavatrice. Chi le va a fare la spesa la mattina presto per evitarle le code, chi le prepara dolci, chi le acconcia i capelli, tutto gratis. E se i suoi allievi tornano a casa stanchi un motivo c'è, passano prima da lei a rigovernarle la casa, colf improvvisati e senza corsi di economia domestica. In cambio lei spiffera ai genitori dei volenterosi su cosa verranno interrogati i ragazzi il giorno seguente, con precisione di temi e capitoli. Le disparità di trattamento e di rendimento vengono di conseguenza.
 
Inutile studiare se non si appartiene al club dei favori, si viene solo umiliati e si può diventare così depressi da tentare il suicidio, come accadrà ad una ragazzina con genitori umili ma poco disponibili ai ricatti. Nella riunione dei genitori, le disparità di censo e di trattamento porteranno molti a negare quello che è palese e noto a tutti e a sottrarsi a qualunque azione nei confronti dell'insegnante. Ma non sarà sempre così. L'esercizio del potere così subdolo, diseducativo e ingiusto, la violenza psicologica che viene dalla cattedra verrà sì punita con una sospensione e un allontanamento, ma alla fine si ritroverà la teacher a ricominciare, da qualche altra parte, col suo solito appello con mestieri genitoriali annessi…
 
E' un ritratto feroce quello che viene fuori che però sceneggiatura e regia – ispirati a una storia vera vissuta in prima persona – hanno il merito di non gridare ma di stemperare con toni domestici, come se tutto fosse assolutamente normale e dovesse essere accettato come tale, favori e palesi ingiustizie in cambio della rinuncia prima di tutto alla propria dignità, per paura e per quieto vivere. Per darci un po' di conforto le didascalie finali raccontano che gli allievi più conculcati prenderanno i loro bei diplomi e la ragazzina del tentato suicidio perché trattata da idiota, diventerà una brava neurologa.
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