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Adorabile nemica

L'importanza di chiamarsi Shirley MacLaine

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 27/07/2017

Una scena del film Una scena del film L'importanza di chiamarsi Shirley (MacLaine) si è declinata nei modi più variegati e interessanti in sessant'anni di carriera. Con le sue gambe da Bluebell quando aveva 25 anni ballò persino il can can per Kruschev che era andato a visitare un set hollywoodiano per rendersi conto di persona della decadenza (o del fascino) dell'Occidente. Ma a vent'anni aveva già lavorato con Hitchcock in "La congiura degli innocenti". E poi con Jerry Lewis, con Vincent Minnelli, con Billy Wilder, con John Schelesinger… Premi e candidature agli Oscar e Golden Globe non si riescono neanche a contare. In "Vizi di famiglia" (2005) con Kevin Costner si immagina addirittura che fosse al suo personaggio che si ispirava la celebre Mrs. Robinson de "Il laureato". Nel 2013 chi non si è perso "Downton Abbey" l'ha vista in parecchie puntate fare irruzione da americana chiassosa, ricca e positiva nelle atmosfere rilassate della campagna inglese. Di recente ha preso le difese del fratello minore Warren Beatty quando agli Oscar lui ha proclamato vincitore "La la land" leggendo dalla busta sbagliata. Quasi ovvio che a qualcuno venisse in mente di coinvolgerla, a più di ottant'anni, in una commedia agrodolce dove potesse dimostrare tutte le sue capacità comiche, tenere e drammatiche, come aveva fatto per tutta la sua carriera. "Adorabile nemica" comincia con una sfilata di foto di Shirley da bambina e poi da bella ragazza ormai iconica, con quel caschetto sfilato di capelli che ancora oggi è la sua pettinatura. La  bella casa californiana dove vive la scontrosa protagonista Harriet con servitori e giardiniere (che lei perseguita per l'imperfetto taglio della siepe) è più che agiata ma visitata dalla solitudine.
 
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