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The war ľ Il pianeta delle scimmie

Recitato benissimo, rievoca epico e western

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 21/07/2017

La locandina del film La locandina del film Umano, troppo umano. E' Cesare, capo carismatico delle scimmie nell'ultimo "The war – Il pianeta delle scimmie", depositario di quei sentimenti – e della pietas in particolare – che una volta erano prerogativa degli esseri umani. Cesare salva i soldati Usa sopravvissuti a una cruenta battaglia nella foresta e li rispedisce vivi al loro capo come messaggio tangibile della sua volontà di pace. Ne avrà in cambio un attacco notturno e proditorio alla sua gente dove moriranno oltretutto la sua compagna e uno dei piccoli figli che lui credeva al riparo in una sorta di casa sulla cascata costruita con rustici e acuminati pali. Basta vedere il suo arrivo grandioso a cavallo tra i feriti sul campo di battaglia per capire che "The war" rimette in moto generi ormai negletti (tranne che dal grande Clint Eastwood di qualche anno fa, la guerra vista dagli Usa e dai giapponesi): l'epico, per esempio, ma anche il western crepuscolare tra le nevi e una stazione di sci in rovina, e poi esodo e schiavitù e campi di concentramento per scimmie costrette ai lavori forzati, per giunta senza cibo né acqua e anche crocifisse.
 
Se non avessimo capito, c'è pure una scritta Ape-calipse e un planare minaccioso di elicotteri e poi i cattivi, nazi–Usa, agli ordini di un colonnello rapato tipo il Kurtz di Marlon Brando, qui è l’ottimo Woody Harrelson. Cesare è così umano che diventa capace anche di odio e di vendetta nei confronti di Kurtz–Harrelson. Ma la sua missione prevale su tutto. Insieme Enea e Mosè, riuscirà a guidare il suo popolo fuori dall'immane incendio e poi al riparo dalla valanga finale: le scimmie, al contrario degli umani sanno arrampicarsi sugli abeti più alti e così sopravvivere al soffocamento. Troppe citazioni per un solo film? Solo per chi le sa e le vuole vedere. In realtà "The war" è diretto benissimo da Matt Reeves e recitato al meglio dalle scimmie. A cominciare da Andy Serkis–Cesare a cui sarà difficile negare un Oscar da protagonista, i suoi occhi narrano da soli ben più di quanto parecchi attori umani decorati con statuetta abbiano saputo fare. Comprimari non da meno il tenero Maurice (un orangotango rossiccio) e la new entry Bad Ape, irresistibile scimmiotto spelacchiato e freddoloso scappato dallo zoo che ad alcuni può ricordare lo Yoda di "Guerre stellari" e Nova, una bambina orfana e muta ma capace di comunicare in linguaggio Ape.
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