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Io sono con te

Melania Mazzucco, Einaudi 2016

Ex libris - Elisabetta Bolondi 06/07/2017

La copertina del libro La copertina del libro Melania Mazzucco racconta la storia di Brigitte, una donna congolese arrivata a Roma in modo tragico e rocambolesco sottolineando l'impossibilità in troppi casi di affrontare i problemi dell'immigrazione con la prospettiva di poterli in qualche modo risolvere. La vicenda di Brigitte sembra abbia un "lieto fine", anche se l'aggettivo non è appropriato, ma quanti sforzi, quanta abnegazione, quanti mezzi, economici e giuridici, sono stati spesi per una sola persona, per cercare di ridarle una parvenza di esistenza possibile ed accettabile, e quanti invece rimangono indietro, soli, morti, respinti? Le nostre coscienze occidentali sono chiamate in causa da questo libro in modo pressante, e le risposte individuali che ciascuno di noi può fornire sono decisamente insignificanti, di fronte ad una tragedia che sta cambiando i connotati dell'intero pianeta.
 
Mazzucco entra casualmente in contatto con il Centro Astalli, l'agenzia che padre Arrupe, generale dei Gesuiti, aveva fondato a Roma nei locali retrostanti la chiesa del Gesù nei primi anni dell'arrivo di tanti rifugiati, provenienti soprattutto dall'Albania e dai paesi ex sovietici. Erano gli anni di don Luigi Di Liegro, il sacerdote che aveva "inventato" la Caritas, lo strumento con cui la Chiesa cattolica struttura i propri interventi caritativi per donne e uomini in difficoltà. Da allora sono nate tante associazioni che aiutano i senzatetto, gli immigrati, le migliaia di persone fuggite da guerra e persecuzioni e che sperano di essere riconosciuti rifugiati nel nostro paese. La storia di Brigitte, l'infermiera congolese riuscita miracolosamente a fuggire da una prigione segreta nel suo paese, colpevole di aver curato nella sua clinica un gruppo di ribelli, è una storia come tante, ma divenuta simbolica attraverso la penna di una scrittrice che è riuscita a renderla straordinariamente efficace per le nostre coscienze di lettori.
 
Non riassumo qui la dolorosissima vicenda di Brigitte. Dormirà a lungo alla stazione Termini, preda di ladri e aggressori, sporca, affamata, fino all'incontro con un religioso nero che le indica l'indirizzo del centro Astalli, le compra un cellulare, le offre una speranza. Da lì comincia il difficilissimo percorso romano della diffidente e frastornata Brigitte, che parla solo francese, è psichicamente instabile, guarda "les blancs" con ostilità e paura, accetta l'aiuto di Francesca, una giovane avvocata che prende in carica il suo caso e ne diventerà l'unico vero appoggio nella giungla dei permessi, documenti, moduli, richieste, di cui è costellata la vita già durissima di un richiedente asilo in Italia.
 
Nel lungo racconto di Melania Mazzucco impariamo a conoscere persone eccezionali: Padre Camillo, il gesuita che prenderà il posto del Padre La Manna a capo del centro Astalli, sempre pronto a provarci malgrado le porte chiuse che si trova davanti; il dottor Santone, lo psichiatra che cura per mesi Brigitte, preda di incubi incancellabili ma che con i farmaci riusciranno ad attenuarsi; Franca, la volitiva direttrice della Casa di Giorgia, una struttura del Comune che ospita al quartiere Laurentino donne in difficoltà, spesso di passaggio a Roma prima di partire per altri paesi; e poi le suore, i volontari, i cooperanti, i medici, gli assistenti sociali, tutti costituiscono un esercito silenzioso e nell'ombra, che duramente combatte nel quotidiano per alleviare sofferenze indicibili, traumi insanabili, depressioni che troppo spesso conducono alla morte, quella magari scampata durante i pericolosi viaggi di approdo nel nostro paese. Brigitte si ricongiungerà con i suoi figli e verrà sistemata in una parrocchia romana, come indicato dal papa. Un libro prezioso, un modello da conoscere e seguire che dimostra che sì, si può fare.
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