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Aspettando il Re

Tom Hanks nei panni di un uomo a cui tutto sta crollando addosso

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 06/07/2017

Una scena del film Una scena del film Deve dribblare e cercarsi spazio tra i blockbuster estivi per adolescenti che hanno finito la scuola questo "Aspettando il Re" del tedesco Tom Tykwer (in trasferta americana) e per fortuna c'è la faccia sempre credibile e affidabile di Tom Hanks a dargli una mano per farsi notare. Persino il titolo italiano è per una volta appropriato, "Aspettando il Re" è meglio dell'originale e didascalico "Un ologramma per il Re" come il romanzo di Dave Eggers da cui è tratto il film. Ma anche un 'lost in desert' facendo il verso a "Lost in translation" servirebbe allo scopo. Il dirigente di mezz'età Alan Clay (Hanks evidentemente) è anche mezzo fallito. Da Boston, dove ha venduto ai cinesi una storica marca di biciclette mandando a spasso 600 persone - incubo ricorrente delle sue notti tormentate - viene spedito in Arabia Saudita, in una zona desertica e ventosa sul Mar rosso, per la sua ultima occasione: vendere al Re un sistema di videoconferenze in ologrammi. Ma il Re si fa aspettare e non si sa quando verrà, come il Godot di Beckett.
 
Sperso tra il deserto – dove deve essere costruita una capitale mediatica del regno che per ora è solo disegnata su carta e modellini – e l'anonimo albergo di Jedda, Alan passa il suo tempo d'attesa snervante tra dialoghi con la figlia via Skype e mail per vendersi la casa americana e permettersi la rata del college, la sua squadra alloggiata sotto una tenda senza wi-fi e a volte senza aria condizionata. Lo salvano il buonumore contagioso dell'autista, l'incontro con una focosa danese che gli passa il whisky nascosto in bottiglie d'olio e - paradossalmente - un lipoma che gli è cresciuto sulla schiena e su cui Alan scarica tutto il suo disagio. Sarà proprio quel bozzo di grasso a fargli incontrare una fascinosa dottoressa locale che gli asporterà la temibile ciste e che segnerà poco per volta un cambiamento nella vita di entrambi.
 
Il film comincia con molto ritmo ed energia, Alan guarda nella macchina da presa e racconta ironico come tutto gli stia crollando addosso mentre alle sue spalle si vedono casa, lavoro, moglie esplodere come bolle d'aria rosate. E poi sull'aereo per Jedda, solo in mezzo a tutti mussulmani, è svegliato da una preghiera collettiva che l'Imam intona dal microfono dove in genere comunicano hostess e steward. Ondivago tra commedia romantica e avvenire incerto dietro le spalle, scoperta fin troppo candida di usi e costumi locali, il film non segue una salda rotta narrativa, per giunta non aiutato dal montaggio. Ma la barra riesce comunque a tenerla Tom Hanks, con l'aiuto di spalle sicure come l'autista esuberante di Alexander Black, la danese Sisde Babett Knudsen e la taumaturgica dottoressa di Sarita Choudhury, reduce dalla serie "Homeland" come moglie del dirigente Cia Saul.
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