Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Il morto in piazza

Ben Pastor, Sellerio 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 23/06/2017

La copertina del libro La copertina del libro La scrittrice italo americana Ben Pastor continua a pubblicare romanzi storico polizieschi che hanno per protagonista l’ufficiale della Wehrmacht Martin Von Bora. In questo lungo racconto prevale la parte di ricostruzione storica, ambientata in una manciata di giorni convulsi, subito dopo l’entrata a Roma delle truppe alleate, il 4 giugno del ’44, mentre le vicende personali del protagonista restano un po’ sullo sfondo. Lo avevamo lasciato in fuga da Roma verso il nord, in attesa di ricongiungersi con il grosso delle truppe tedesche, quando viene raggiunto da un ordine segreto: deve raggiungere un piccolo paese abruzzese, sulle montagne dell’entroterra, Faracruci, dove un confinato per ragioni politiche, l’avvocato Borgonovo, sembra sia in possesso di lettere personali del Duce, che lo stesso Mussolini gli avrebbe consegnato a Campo Imperatore, in virtù della loro antica militanza socialista, poco prima di essere liberato dai paracadutisti tedeschi e trasferito in Germania.
 
Quei documenti, scambio epistolare tra Mussolini e Churchill, alludono ad un attentato alla vita di Hitler che avrebbe dovuto svolgersi in Italia, cambiando così il sistema delle alleanze e il destino del nostro paese. Una bomba nelle mani dell’anziano confinato, da otto anni recluso a Faracruci, abituato ormai ai ritmi di un mondo immobile, tutto dedito alla lettura dei classici e alla scrittura quotidiana di un diario indirizzato al figlio. Ma non appena Bora, a bordo della sua Mercedes, riesce a giungere nel piccolo borgo intenzionato ad ottenere le lettere da Borgonovo, a qualunque costo, e mentre tra i due uomini nasce una sorta di silenziosa vicinanza per via della comune cultura e della profonda rettitudine morale, ecco che nel sonnacchioso paese avviene un delitto: un cadavere viene ritrovato in mezzo alla piazza, sotto gli occhi di tutti: l’uomo è stato ucciso altrove, e lì trascinato; verrà riconosciuto come un soldato americano, giunto fin lassù, per oscure ragioni.
 
Mentre i carabinieri fuggono al nord, nelle ore tra l’avanzata degli alleati e la dolorosa ritirata tedesca, Bora si ritrova ad essere l’unica autorità in paese, ed è deciso a compiere la sua missione che si complica con il delitto che rimanda ad un altro altrettanto misterioso fatto di sangue avvenuto esattamente venticinque anni prima: vittima don Raffaele Brandimarte, detto Fifì, maggiorente del luogo, ucciso da una fucilata per motivi mai chiariti. Il presunto colpevole era fuggito in America, senza mai più fare ritorno. La trama complicata ha un finale mozzafiato, e nelle ultime pagine si respira un’atmosfera da ‘redde rationem’, quale quelle che dovettero vivere in quelle terribili giornate vincitori e vinti, vittime e carnefici.
 
La caratteristica di questo ultimo libro di Ben Pastor è l’affetto che la lega alla terra d’Abruzzo, patria d’origine della sua famiglia, che si riflette in ogni pagina: dall’uso del dialetto, alla ricostruzione di abitudini, modi di dire, soprannomi, festività, filastrocche, cibi: ecco i bocconotti, celebri biscotti, ecco liquori artigianali serviti al ristorante Adua dal fascistissimo proprietario, Fissa-Fissa, la cui moglie Ginevra ha un nome di regina e il soprannome di un gioiello abruzzese, la Presentosa. Citazioni letterarie del poeta abruzzese per eccellenza, Gabriele D’Annunzio, tornano in diverse parti del libro; il vecchio notaio Ricci, interrogato da Bora gli racconterà di aver conosciuto il poeta: "Ho passato molto tempo in sua compagnia, prima che se ne andasse nel 1904 per non tornare più. E le assicuro che i suoi personaggi ‘primitivi’ si sarebbero trovati a proprio agio nella Faracruci del 1919. E i suoi giovani decadenti, i suoi debosciati combattuti tra la vita cittadina e i loro impulsi primari, avrebbero riconosciuto in Raffaele Brandimarte uno di loro. Il nome che aveva adottato al club di carte era Aurispa, come il protagonista del Trionfo della Morte".
 
Ma anche la poesia di Pascoli, X agosto, e l’antologia Tristia del poeta latino Ovidio esiliato a Tomi sul Mar Nero, la ricchissima biblioteca del palazzo Brandimarte dove viene alloggiato Bora, ci parlano di una piccola comunità ricca di cultura, pur nell’austerità dei luoghi impervi: l’Aquila e Pescara appaiono lontanissime dagli scenari in cui la vita del paese si svolge con ritmi lenti e sempre uguali, malgrado le due guerre mondiali e i terremoti che scuotono con ostinazione quelle terre. Bora e Borgonovo, amici e avversari, giocano la carta del rispetto e della onestà intellettuale, in dialoghi e lunghe ore passate insieme che ci raccontano la possibilità di essere nemici ma di conservare umanità e senso della dignità.
Altre sull'argomento
Nella perfida terra di Dio
Nella perfida terra di Dio
Omar Di Monopoli, Adelphi 2017
L'arte di morire
L'arte di morire
Anna Grue, Marsilio 2017
Le otto montagne
Le otto montagne
Paolo Cognetti, Einaudi 2016
Io sono con te
Io sono con te
Melania Mazzucco, Einaudi 2016
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.