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Hemingway e l'Italia

Richard Owen, Donzelli 2017

Ex libris - Elisabetta Bolondi 13/05/2017

La copertina del libro La copertina del libro Un agile saggio che si legge come un romanzo, tanto è romanzesca la vita di Ernest Hemingway, mito assoluto della letteratura e dell’immaginario del Novecento: il taglio che il giornalista corrispondente per anni del Times Richad Owen ha scelto per questo libro originale è il rapporto specialissimo che lo scrittore americano ebbe con l’Italia per tutta la sua vita. “I miei scritti dall’Italia hanno quel non so che di speciale che si riesce a mettere solo nelle lettere d’amore”, ebbe a dire lo stesso Hemingway, che in Italia si innamorò perdutamente due volte, di donne che non sposò, ma che ebbero ugualmente un posto specialissimo nel suo cuore e nei suoi romanzi: l’infermiera americana Agnes Von  Kurowsky, con la quale il giovane volontario dell’American Red Cross, accorso come autista di autoambulanze e ferito sul fronte italiano della Prima Guerra Mondiale dopo Caporetto, ebbe una relazione sentimentale intensa nell’ospedale milanese dove fu curato, e che diverrà qualche anno dopo Catherine Barkley nel romanzo che lo consacrerà nel panorama letterario internazionale, Addio alle armi; e Adriana Ivancich, la giovanissima aristocratica veneziana di cui l’ormai maturo Ernie si infatuerà tornato a Venezia negli anni ‘50, rendendola scandalosa protagonista del suo ultimo libro, Di là dal fiume e tra gli alberi, con il nome di Renata.
 
Hemingway tornerà in Italia molte volte, e anche se la attraversa in automobile in lungo e in largo, Genova, Rapallo, Alassio, Torino, Milano, Orbetello, Taormina, Bassano del Grappa, Cortina, tuttavia la sua patria italiana di elezione resterà sempre il Veneto. Lì era stato ferito diciottenne, lì si era compiuta la sua prima educazione sentimentale, lì aveva visto il dolore e la disperazione della vita in  trincea, e quell’esperienza l’aveva segnato indelebilmente. Ma l’Italia, di cui non imparò mai bene la lingua, gli regalò amicizie importanti come quella con Fernanda Pivano, la sua grande traduttrice italiana, forse la conversione ad una forma molto personale di fede cattolica, l’abitudine a gustare i vini italiani, Valpolicella e Amarone i suoi favoriti, a vivere in ambienti raffinati, il Gritti Palace sul Canal Grande e la Locanda Cipriani a Torcello, l’Hotel de la Poste a Cortina lo ebbero sempre ospite gradito. Questo libro ricco  di informazioni e di notazioni inedite, di esatte ricostruzioni storiche, pieno di confronti fra la vita e gli scritti del grande Papa Hemingway, fa venire voglia di rileggere i suoi romanzi, che ebbero grande successo negli anni Sessanta dello scorso secolo ma che rischiano di essere un po’ dimenticati dal grande pubblico. Un peccato!
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