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Codice Unlocked

L'incubo attacco batteriologico con una sfilata di star

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 12/05/2017

Una scena del film Una scena del film Avrà forse ragione il direttore di Cannes che dal 2018 ha bandito dal suo festival le serie tv che non assicurino una loro uscita anche in sala. Forse, perché lui abita in un paese con città come Parigi che sono ormai le sole dove si fa ancora la coda per andare a vedere il cinema in sala. Per il resto, rimbombi e sale semi vuote (persino nei mercoledì a due euro, per altro benedetti) e grande successo delle serie in tv. Per rendersi conto di quanto certe serie siano accurate e ben più valide in qualità di certi film basta, per esempio, fare un confronto ravvicinato tra “Homeland” (in tv) e “Codice Unlocked” (in sala). I temi sono quasi gli stessi. La paura del terrorismo, ormai arrivato alle armi batteriologiche, le infiltrazioni in organismi come la Cia, le eroine molto al femminile.
 
“Homeland” incarna su di sé tutte le paure degli americani (e non solo): i terroristi sono tra di noi, magari vestono una divisa da Marine come il protagonista Brody (delle prime stagioni), sono stati pure eroi da qualche parte in oriente, sono passati dall’altra parte perché hanno visto troppe cose sbagliate, anche se si redimono in fin di vita la loro doppiezza è tormentata e mai dettata da mala fede. Anche in “Codice Unlocked” la vera eroina che non abbassa mai la guardia è una donna, qui si chiama Alice Racine (in “Homeland” è Carrie Mathison), vuole tornare a una vita normale dopo che lavorando nella Cia non è riuscita a sventare un attacco terroristico a Parigi con molte vittime. E come in “Homeland” anche questo film ci dice che c’è del marcio nella Cia.
 
Ma nella serie si arriva ad ammettere che anche una donna può tradire e fare il doppio gioco (5a stagione) mentre in “Codice Unlocked” tutto il bene sta dalla parte delle donne come Alice (una tosta Noomi Rapace) e come Emily Kwosles di MI5 (un’ efficace Toni Colette) mentre bisogna diffidare degli uomini soprattutto di mezz’età. Richiamata in servizio dal suo protettore Erich Lash (Michael Douglas un po’ indolente), Alice deve sventare un attacco batteriologico su Londra, tra interrogatori di cui è fine esperta, inseguimenti e parecchi dubbi, visto che non è fessa e capisce presto che qualcosa non va proprio all’interno dell’Agenzia.
 
Il regista, Michael Apted, non è davvero l’ultimo arrivato, ma la sceneggiatura affastella troppa roba e bisogna stare attenti per non perdere il filo e destreggiarsi tra buoni e cattivi. Le serie come “Homeland” invece raccontano personaggi e voltafaccia con studiata lentezza e risvolti psicologici. E non c’è bisogno di attori già famosi, semmai lo diventeranno dopo la serie. In “Codice Unlocked” invece c’è una sfilata di divi oltre a quelli già citati, da Michael Douglas a John Malkovich a Orlando Bloom. Qualcuno viene fatto fuori fintamente e poi risuscita mentre Bloom che ha freddato un doberman, di doberman perisce. L’animale anche se feroce, deve sempre sopravvivere nei film Usa, o almeno essere vendicato.
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