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Famiglia all'improvviso - Pesonal Shopper

Gioie, dolori e sedute spiritiche in due film francesi

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 21/04/2017

Famiglia all'improvviso - Pesonal Shopper Famiglia all'improvviso - Pesonal Shopper Due film francesi che più diversi non si può, ma entrambi segno della vitalità di quel cinema che con il suo fondo “Robin des Bois” (Robin Hood) riesce a dar vita finanziandoli ai film indipendenti altrimenti quasi invisibili aiutandoli con le tasse prelevate dai biglietti dei successi al botteghino. A questa categoria appartiene “Famiglia all’Improvviso” remake dichiarato di un film che nel 2013 sbancò i botteghini messicani “Instructions not included”. Nella versione francese tutto punta sulla simpatia contagiosa di Omar Sy e del suo sorriso – era il badante fuori norma del ricco paraplegico, storia vera, in “Quasi Amici”- affiancato da una non meno calamitante bimba di colore che la madre gli abbandona tra le braccia in Costa Azzurra, gli dice che è sua figlia, si fa prestare i soldi per il taxi e se ne fugge a Londra incurante del loro destino. Al destino della piccola Gloria penserà in tutto e per tutto il generoso Omar Sy che a Londra si ricicla in Stuntman grazie a un produttore lungimirante, omosessuale, e che vorrà bene a Gloria non meno del padre all’improvviso. Che da parte sua inventa per la piccola un universo colorato e gioioso dove ha persino posto la madre latitante che lui spaccia per una 007 in giro per il mondo ma sempre presente via mail. Finché, ovvio, la madre otto anni dopo si ripresenta ed esige per sé la figlia. Dopo tante gioie saranno solo dolori e tribunali e malattie, ma dopo tanta felicità qualche lacrima è pur sempre inevitabile.
 
Di “Personal Shopper” di Olivier Assayas il meglio che se ne può dire è che è strano, nel senso anche di indeciso, vago, non sa bene che strada percorrere delle tante che si è scelto. Dunque Kristen Stewart, sempre un po’ malmostosa e di cattivo umore, forse per via del fratello gemello che ha perso da poco per disfunzione cardiaca come la sua, corre in casco e moto per le vie chic di Parigi, tra Chanel e Cartier, a scegliere abiti e gioielli per una vip che ha tempo solo per indossarli e farsi fotografare. Ma la vera aspirazione di Kristen è un’altra: lei è medium – come lo era il fratello – e vorrebbe mettersi in contatto con lui, si erano fatti una promessa, chi se ne va per primo manderà segnali al sopravissuto. I segnali possono essere dovunque, in una vecchia casa di campagna, a casa di lei, a casa della ricca vip. Non senza appigli nell’arte e nella letteratura, dalle sedute spiritiche con cui Victor Hugo vinceva la noia di stare in esilio nelle isole anglo normanne, ai quadri pre – astratti della pittrice svedese Hilma Af Klint, dettati a lei non si sa da quale spirito ben prima di tutti i russi che frequenteranno poi quel tipo di arte. Ci sarà pure un delitto sanguinolento, ovvio dato il contesto quasi hitchcochiano, e visto che siamo in era tecnologica, messaggini molesti spediti da ignoto, magari dall’al di là, comunque troppi e per troppo tempo. Il fascino al film comunque non manca e neanche la bravura ingrugnita di Kristen Stewart, ma il tutto è troppo disperso, dispersivo e alla fine non ci porta davvero da nessuna parte.
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